Venerdì, 04 17th

Last updateMar, 10 Feb 2026 2pm

Blog

Salviamo la “Lorica”

Quando nel lontano 1991 l'Enichem avviò il suo disimpegno dall'area industriale di Ottana con la chiusura di alcune produzioni e si evidenziarono i primi esuberi, l'azienda iniziò a proporre ai lavoratori delle alternative, molte delle quali assolutamente non credibili, che presto dimostrarono la loro debolezza, altre (poche in verità) si rivelarono serie con garanzia di affidabilità.

In ragione del fatto non trascurabile che l'Eni in maniera diretta ne era garante, una di queste era la "Lorica", che fino a quel momento aveva il suo stabilimento sperimentale a Torino. Produceva una pelle sintetica dalle altissime qualità, lavorando un prodotto giapponese, un misto di nailon e poliuterano.

In virtù di queste garanzie un gruppo di lavoratori accettò di passare a questa nuova e interessante iniziativa e si trasferì a Torino per un lungo periodo di formazione. Si è capito immediatamente che la scelta era stata giusta, nonostante la produzione a Torino fosse minima. Chi operava in quel contesto dimostrava grande professionalità, serietà e competenza. Il prodotto veniva venduto a piccoli artigiani e le richieste aumentavano in continuazione, segno evidente che la qualità era ottima.

Anche durante il primo periodo del trasferimento delle attività nello stabilimento di Ottana le cose andavano bene, l'avvio della produzione venne seguito per un lungo periodo direttamente dagli esperti di Torino, trasferitisi temporaneamente in Sardegna. I clienti importanti, nazionali ed esteri, che operavano nei settori dell'arredamento, dell'industria automobilistica(Bmw, Mercedes, Fiat, persino la Ferrari), dell'abbigliamento sportivo(Danese, Diadora, Lotto) aumentavano sempre di più.

I primi guai arrivarono non appena la gestione passò nelle mani dei responsabili scelti in loco; costoro dimostrarono presto tutta la loro incapacità e arroganza. I controlli di qualità vennero allentati, molti i materiali rispediti al mittente da aziende che ne contestavano la qualità, partite intere di materiali già lavorati ( migliaia di paia di scarpe o rivestimenti interni di auto), danni enormi che presto avrebbero messo in difficoltà l'azienda. E infatti l'Eni pensò bene di venderla, la proprietà passò ai giapponesi che avevano un interesse diretto in quanto fornitori della materia prima insieme ad un gruppo tedesco. Ma le cose continuano a non andar bene, finchè anche i nuovi proprietari non decidono di mollare. A quel punto è un imprenditore sardo ad acquisire la proprietà ad un prezzo di realizzo. Costui si dimostrò ben presto un avventuriero che probabilmente pensò di fare grossi affari sulla pelle dei lavoratori..

La Lorica ora è ferma, i lavoratori in cig, il fallimento dichiarato, ma i lavoratori non si rassegnano, sanno che la loro azienda ha delle grosse potenzialità, loro hanno la professionalità per riavviare la produzione, sanno che ci sono tutte le condizioni per salvarla e salvare anche il loro posto di lavoro e in futuro garantirne degli altri. Per questo hanno deciso di chiedere al giudice fallimentare di affidare loro la gestione aziendale. Sono certo che questi operai coraggiosi meritino questa opportunità; hanno bisogno della solidarietà e del sostegno nostro e delle istituzioni. Da soli non possono farcela, ma noi tutti sappiamo che salvando la "Lorica" non salviamo soltanto questi
lavoratori, ma diamo speranza ad altri giovani che oggi sono senza uno straccio di lavoro e di prospettiva per il futuro.

Sei qui: Home Blog Salviamo la “Lorica”
BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS