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Il PD cambia verso, e la nuova generazione cambierà l’Italia
- 11 Dicembre 2013
- Antonio Moretti *
Stiamo vivendo un particolare momento storico nella bella e bistrattata Italia che ormai si avvia verso la terza Repubblica, e siamo ormai agli sgoccioli della fase decadente che caratterizza la ciclicità delle fasi storiche. I cambiamenti sono repentini e la società viaggia veloce e anche la politica si adopera per tenere il passo e governare la liquidità dell'elettorato.
Dopo venti anni di media-evo caratterizzati dalla politica di Arcore non restano che le macerie di una società da ricostruire e alla quale dare un nuovo ordine di sviluppo e partecipazione democratica.
Il bunker nel quale si è trincerato il governo delle larghe intese sta per essere scoperchiato e le colonne ormai scricchiolano, perché il Partito Democratico rinnovato da una nuova generazione è una corazzata di giovani coraggiosi e preparati pronti ad intraprendere un nuovo corso e un'importante fase di rinnovamento.
Un anno fa tutto ciò sembrava impensabile, il partito si era avvitato su se stesso e aveva chiuso le porte al cambiamento, una sorta di protezione dalle richieste di rinnovamento che la società chiedeva con sempre maggiore forza. Il PD in quel caso aveva nascosto la testa sotto la sabbia nel nome della continuità e di quel concetto, ormai diventato una scatola vuota di idee: sinistra.
Succede allora che interviene nel panorama con forza e irruenza il M5S che propina incessantemente tweet e post sui temi cari alla società civile quali il peso insostenibile dei costi della politica, la corruzione dilagante e riporta in auge la questione morale. I dirigenti di vecchio corso nella via del Nazzareno, non riprendono questi temi, che pure gli appartengono, ma giocano di rimessa ed interviene quella superiorità di ideali e cultura, facendo si che si erga un muro tra la dirigenza e la base del partito, uno scollamento totale tra i due estremi della piramide.
Ma nonostante Grillo e i suoi, in un' incessante protesta, mai finalizzata alla proposta, avessero dichiarato morto il partito, succede che l'8 dicembre quasi tre milioni di cittadini escono dalle proprie case e si recano nelle sedi e nei gazebo allestiti in tutta Italia per scegliere il nuovo segretario del partito più grande della nazione, ma non solo, decidono di versare due euro per una proposta politica, in una vera e propria iniezione di democrazia e libera partecipazione.
La storia la conosciamo ormai tutti e Matteo Renzi è l'emblema di questa nuova strada, di un nuovo modo di pensare e vivere la politica, quel cambiamento da molti anni sognato che per troppo tempo è rimasto ingabbiato nelle logiche stesse della vecchia guardia ormai incapace di scorgere i cambiamenti sociali.
Anche in Sardegna è successo qualcosa, come ad esempio durante le convenzioni provinciali, dove un po' ovunque hanno deciso i delegati nelle segrete stanze, ma il disappunto è stato esternato e qualcuno ha perso la possibilità di essere capolista per l'assemblea nazionale.
In questi giorni post congresso si susseguono le voci di un ritorno alla DC e quindi della fine dell'anima di sinistra del PD, ma sono orribili favelle di chi ancora non vuol capire che inizia una nuova fase di un partito aperto e che si propone con coraggio alla guida dell'Italia e della Sardegna.
* Segretario circolo PD Tresnuraghes










