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Cosa pensa la politica sulla “industria verde”?
- 13 Febbraio 2014
- Michele Fele*
Siamo abituati ormai a sentire molti politici che promettono mari e monti. Nessuno però ha accennato finora ai monti del Parco di Tepilora, tra Bitti Lodè Torpè e Posada, bocciato un mese fa dalla Regione nel silenzio generale. Questo silenzio assordante dei candidati al governo dell'isola, ma anche degli altri politici, appare francamente preoccupante.
Perché tutti hanno taciuto sul fatto che il consiglio regionale ha rinviato la discussione sulla legge istitutiva del Parco di Tepilora? Che ne pensano i candidati al prossimo consiglio regionale? E' ora di uscire allo scoperto e di parlare di sviluppo verde, oggi più che mai necessario per il futuro del nostro territorio.
Considerando che la Sardegna centrale sta vivendo un momento drammatico dal punto di vista economico e occupazionale e che la poca industria che abbiamo sta rischiando grosso per via di posizioni un po' avverse anche dentro le nostre comunità, è chiaro che ora più che mai bisogna puntare a quell'industria verde che è il Parco. Bisogna puntare a un sistema di parchi. Tre i parchi nuoresi ancora in bilico tra il riconoscimento giuridico formale e l'esistenza di fatto. Il Parco di Tepilora e il Parco del Marghine: parchi regionali che necessitano una revisione della legge 31 del 1989 : "Norme per l'istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica ed ambientale."
E il Parco del Gennargentu, parco nazionale mai decollato perché è stato proposto nella forma sbagliata; mai decollato perché i sardi non sopportano le imposizioni dall'alto, i sardi sono per natura federalisti. Eppure il Parco del Gennargentu meriterebbe il titolo di "Parco Internazionale che parte dal basso." L'indotto sarebbe enorme. La marcia in più può darla il marchio parco. Bisogna tornare su questi argomenti, come pure sull'Università, sulle due facoltà nuoresi di Scienze Ambientali e Scienze Forestali.
Non possiamo continuare a stare in silenzio, i nostri figli scappano dalla Sardegna; non è più come negli anni sessanta che scappavano le braccia, ora scappano i cervelli. L'università deve produrre benefici a favore delle comunità. L'economia tradizionale delle zone interne, i vecchi mestieri e le vecchie arti possono ripartire dall'industria verde. La qualità deve essere la nostra caratteristica, sempre che la politica ci creda. Non come è successo a Tepilora verso cui non c'era nessuna opposizione, ma non è maturata nessuna protesta, al di fuori di quella dei sindaci dei paesi interessati, della Cisl e di Confindustria. E' arrivato il tempo di cambiare. E la politica deve ascoltare la voce del cambiamento.
* Segretario provinciale CISL - Nuoro










