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Pigliaru dice no alle servitù militari

Il prossimo 27 gennaio a Borore si terrà una importante tavola rotonda su "Autonomia e sovranità" con la partecipazione dell'Assessore regionale alle riforme Gianmario Demuro. Qual è lo scopo dell'incontro? Ridisegnare una nuova idea di Sardegna. Ridefinire i nuovi confini dell'autonomia e della sovranità in Sardegna. Perché questa "autonomia speciale" che abbiamo conosciuto in questi decenni ha fatto il suo tempo. Dobbiamo indicare un nuovo percorso. Attraverso una partecipazione collettiva del popolo sardo.

Il presidente Pigliaru, intervenendo qualche giorno fa alla conferenza nazionale sulle servitù militari, ha dichiarato: "Non firmo il protocollo d'intesa con il Ministro della difesa sulle servitù militari perché i tempi non sono maturi. Da troppo tempo i sardi protestano ma non vengono ascoltati, per decenni lo Stato ha resistito con dilazioni burocratiche e indennizzi inadeguati. Ci sono ancora troppi punti di cui prima vogliamo discutere prima dell'accordo e della condivisione. E' arrivato il tempo di cambiare...I sardi non possono più accettare l'uso di una parte così ampia del nostro territorio per sparare, bombardare, lanciare missili invece di saperlo utilizzato in laboratori di ricerca, oppure stabilimenti votati all'alta tecnologia e allo sviluppo di brevetti."

Una presa di posizione ferma, forte, estremamente significativa dal punto di vista politico. La Sardegna - fa capire Pigliaru - pretende maggiore rispetto, e maggiore ascolto nella difesa dei suoi diritti e dei suoi poteri. L'autonomia della Sardegna non significa subalternità sempre e comunque nei confronti di uno Stato centralista e accentratore. Ecco, il Presidente Pigliaru con la decisione di non firmare il protocollo d'intesa sulle servitù militari, ha intrapreso quel nuovo percorso dell'autonomia di cui si parlerà il 27 giugno a Borore, ha aperto una nuova pagina della storia autonomistica della Sardegna.

La posizione espressa dal Presidente della Giunta regionale, che rispecchia quella dell'intero Consiglio regionale, crediamo sia solo un primo passo di una linea politica che tenda a rafforzare i poteri di un'autonomia ormai superata e inadeguata per affrontare per risolvere i problemi di fondo della nostra isola. Che sintetizzerei in questi termini: "meno autonomia ma più sovranità."

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