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Serve un progetto regionale sull’agroindustria

Oggi la Sardegna è una delle ultime Regioni d'Italia, e la provincia di Nuoro è l'ultima provincia della Sardegna. Abbiamo battuto tutti i record negativi sull'economia.
Una delle soluzioni per questa crisi drammatica è puntare su un progetto di sviluppo intorno all'industria agroalimentare, un settore che oggi in Sardegna regge. Un settore che comunque, nonostante tutto (così nessuno si fa illusioni) riesce a pagarsi le bollette.

Prima di pensare ad un progetto sull'agroindustria a medio e lungo termine dobbiamo pensare ad un intervento a breve termine da mettere in pista da domani, per rendere più competitive le aziende che oggi sono l'asse portante di questo comparto.
Quello che chiedo alla politica non sono soldi gratis, ma la possibilità attraverso azioni mirate per abbattere i costi di produzione relativi sull'energia, trasporti, sul costo del denaro, costo del personale. Costi troppo elevati rispetto ai competitor nazionali e internazionali, costi che ci mettono fuori mercato.
Sull'energia: non abbiamo il metano, ma chiediamo troppo se chiediamo di avere un impianto fotovoltaico rigorosamente ad autoconsumo per ogni azienda viva? Solo questa operazione ci consentirebbe di portare le bollette alla metà del costo di oggi.

Sui Trasporti: non possiamo competere se continuiamo a spendere per portare le merci in continente ad un costo medio di 0.25 al kg, contro i 0.04 di una media azienda sul continente. Crediamo sia arrivata l'ora di avere una continuità sulle merci.
Costo del denaro: oggi le banche prendono i soldi sotto l'1%. Spingiamo per una politica che porti il costo del denaro all'impresa che non superi il 3% finito di tutto. Una media equa. Una media Europea.
Costo del Personale: è l'argomento di questi giorni, oggi quando si paga uno stipendio due parti sono insoddisfatte: il dipendente che prende poco e il datore di lavoro che paga troppo. E' naturale che lo stipendio non va toccato, ma sulla tassazione si deve intervenire in maniera seria, con interventi ad hoc, stabili. E soprattutto dobbiamo iniziare a chiederci dove vanno tutti questi soldi. Perché servizi che incidano veramente sul lavoro non se ne vedono.
Come dicevo serve un progetto a breve ma anche uno a medio lungo temine, un progetto regionale intorno all'agroindustria, dove finalmente si parli di filiere che partano dalla campagna fino al consumatore finale, dove agricoltura e industria parlino la stessa lingua. Dobbiamo cambiare la mentalità, e la mentalità va cambiata attraverso la politica, perché la politica disegna la società, incide sull'economia, e se la politica pensa male crea mostri e cimiteri di aziende: Ottana, Isili, Porto Torres sono solo alcuni esempi.

Per pensare ad un progetto per le produzioni agroindustriali non si deve partire al contrario ossia "dal marchio". Un progetto deve partire dalle produzioni . Prima di saper vendere dobbiamo saper produrre con la giusta quantità, con qualità eccellente e una costanza di 12 mesi all'anno.
E per fare questo i fondi Europei, Statali e regionali destinati al comparto agroindustriale non possono più essere fini a se stessi, ma devono diventare dei moltiplicatori economici.
Per essere più preciso: non possiamo ancora pensare di elargire sussidi a che possiede maiali con la peste suina, diamo dei premi a chi possiede i suini sani! Non possiamo più dare sussidi a chi estirpa una vigna, diamo i premi a chi produce uva di alta qualità. Non possiamo dare sussidi a chi ha i terreni a riposo o per forestazioni di pini, diamo i premi anche doppi a chi coltiva la terra, a chi produce, a chi assume in agricoltura. I sussidi e la politica della sussistenza hanno cancellato i nostri neuroni.

Oggi paradossalmente conviene avere un terreno a riposo anziché affittarlo: così non si cresce, così è naturale che l'agricoltura in Sardegna valga solamente il 3% del Pil.
Queste politiche di non produzione sembrano imposte per non farci produrre, per toglierci dal mercato, per continuare ad importare l'80 % delle derrate alimentari che consumiamo .
Mi ripeto: serve un cambiamento radicale, con una politica di sussistenza non si cresce.
Un esempio che mi tocca personalmente: il nostro un salumificio acquista ogni settimana 600 cosce e 120 quintali di carne suina, l'equivalente di 300 maiali settimana, 50.000 Euro di fatturato settimanale.

A causa della peste Suina i maiali vengono acquistati da Modena. Ma quanti posti di lavoro si potrebbero garantire se acquistassimo la carne in Sardegna? Quante aziende potrebbero vivere e diversificarsi dietro 2.500.000 di Euro di carne che solo il nostro piccolo salumificio acquista?
Prima delle conclusioni vorrei dire un'ultima cosa: oggi in Sardegna c'è carenza di imprenditori, anche perché c'è un clima poco favorevole nei confronti dell'industriale, spesso veniamo demonizzati, siamo identificati come uno sfruttatori, come approfittatori. Questo clima va cambiato se si vuole davvero far crescere un comparto come quello Agroalimentare: senza industria di trasformazione è difficile puntare su questo settore. Faccio un appello alle istituzioni, ai sindacati, alle aggregazioni agricole: non abbiate paura degli imprenditori!

Io credo che unendo queste azioni: rispetto per l'impresa e una politica per aumentare la competitività delle industrie, una politica di incentivo verso una maggiore e migliore produzione in agricoltura, ci sia la base per un progetto serio sull'agroindustria che diventi il vero traino economico della Sardegna.

* Imprenditore "Fattorie Gennargentu" - Fonni

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