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Il Parco del Gennargentu si può fare

Il 29 ottobre del 2012, a Lodine, un piccolo comune nel cuore del Gennargentu, si era tenuto un convegno/dibattito sul tema "Una nuova alleanza tra cultura, ambiente e impresa, per lo sviluppo delle zone interne della Sardegna", organizzato dall'Associazione Nino Carrus, dalla Confindustria nuorese, dall'Università di Sassari/Nuoro.

Un incontro molto articolato che aveva lo scopo di riproporre e rilanciare la questione "Parco del Gennargentu" con un approccio prettamente scientifico, economico e culturale, ben lontano dagli ideologismi e dall'incultura che hanno caratterizzato la storia e le vicende del Parco.

La conclusione del convegno "Il Parco del Gennargentu si può e si deve fare perché è l'unico strumento che può garantire sviluppo e bloccare i gravi fenomeni dello spopolamento e della fuga dei giovani."

Dopo il convegno di Lodine del 2012 silenzio assoluto su problema. Solo da qualche mese assistiamo ad un dibattito che riporta all'attenzione dell'opinione pubblica, delle istituzioni e della politica in generale il progetto del Parco del Gennargentu. I Sindacati, Sindaci e amministratori comunali, imprenditori illuminati e il Presidente Pigliaru ne ha hanno parlato in queste ultime settimane, nei giornali e in alcuni convegni.

Un fatto sicuramente positivo , di grande valenza politica ed economica, che restituisce centralità ad un progetto, tanto discusso nel passato, che può cambiare la storia di un'area montana importante, vitale e strategica per la Sardegna tutta, e delle comunità che vi operano, in una situazione di grave crisi. Ma andiamo con ordine.

Sindacati. Il progetto del Parco del Gennargentu è stato inserito ufficialmente tra le proposte e le azioni dei tavoli tematici aperti con la Regione, su iniziativa dei sindacati confederali. Scrivono i sindacati "Siamo davanti ad una provincia sempre più marginale che si spopola e dove cresce la disoccupazione. Crediamo che il Parco rappresenti lo strumento giusto per valorizzare le risorse naturali e culturali nelle quali è contenuta l'unica possibilità di rilanciare il territorio. Niente imposizioni, ma un progetto che parte e viene gestito all'interno delle comunità."

Il Sindaco di Desulo (uno dei comuni simbolo del Parco) Gigi Littarru afferma che è arrivato il tempo di mettere da parte le paure e gli ostracismi del passato e riprendere a parlare del progetto naturalistico. "Sono convinto che l'area protetta sia lo strumento migliore per dare una nuova prospettiva sociale ed economica alla Barbagia. E questo soprattutto dal momento in cui si dice e si ripete che l'economia della provincia dovrà avere al centro il settore agroalimentare. Il marchio del Parco del Gennargentu sarebbe lo strumento di traino unico, in grado di garantire l'affermazione nei mercati. Il progetto della legge nazionale 394 si è bloccato perché si è dato ascolto ad una minoranza contraria. La ripartenza deve avvenire attraverso un confronto chiaro, dove si spieghi cosa è un parco e le diverse attività, agricole, turistiche collegate alla sua istituzione e alla sua operatività." Altri Sindaci di comuni importanti come Fonni e Oliena sono sulla stessa linea del Sindaco di Desulo.

Presidente Pigliaru: "Siamo pronti a sederci attorno ad un tavolo con i Sindaci interessati e con le parti sociali per lavorare attorno ad una ipotesi adeguata alle esigenze del territorio, sia sotto l'aspetto della tutela, sia a maggior ragione delle iniziative di carattere economico. Un progetto di così ampio respiro può attrarre finanziamenti regionali ed europei. Siamo in attesa, quasi ansiosa, delle proposte che arriveranno dal nuorese."

Quindi ci siamo. Il progetto del Parco è arrivato sul binario giusto. Si è costituita un'alleanza, ampia e molto significativa, che vede finalmente assieme le forze sociali (i Sindacati), il mondo imprenditoriale (Confindustria nuorese), le istituzioni pubbliche (Sindaci e Comuni), la Giunta regionale ( il presidente Pigliaru e l'Assessore all'ambiente Spano) che concordano sulla validità del progetto Parco e sulla necessità di passare alla fase operativa.

Sono assenti da questa alleanza, in questa fase, le rappresentanze del mondo agropastorale. Bene, si coinvolgano subito perché diventino anch'esse protagoniste di un nuovo processo di sviluppo dell'area montana più importante e più bella della nostra isola.

Ma facciamo in fretta perché la crisi è sempre più forte e inarrestabile.

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