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Ai confini dell'impero
- 05 Ottobre 2016
- Angelo Pisanu
Seduti al tavolo di un bar, due sardi, una calabrese e tre caffè, aspettavamo che il cielo inglese di Bristol desse tregua dalla pioggia. Così, per caso, in un sabato di autunno ho scoperto Rossano, in provincia di Cosenza. Il racconto che ascoltavo è quello di una ragazza che ha lasciato senza rimpianti la sua Calabria per il nord Italia, è un racconto di periferia e di sogni, di rabbia e di libertà.
Dalle sue parole, piene di consapevolezza e disincanto, scopro questa cittadina di diecimila anime, a quasi quattro ore di macchina dal più vicino aeroporto ma collegata con autobus giornalieri per Bologna, segno di una migrazione continua. La mia casa invece, è un paese quasi dieci volte più piccolo del suo che per giunta sta su un'isola e mentre la ascolto incuriosito, la mia mente va a quelle straordinarie parole di Carlo Levi. Parole scritte sulla Basilicata ottanta anni fa ma forse vicine a qualsiasi idea di periferia e di certo molto poetiche.
Gianni Biondillo, nella sue ricerca da architetto-narratore, sostiene invece che le periferie non esistano e lo sostiene guardando a quelle aree urbane che circondano la città di Milano, spesso problematiche ma piene di una straordinaria densità di, di persone, identità e di storie che a volte attendono solo di essere narrate. "Le periferie non esistono" è un modo di dire che non si può pensare ad un centro e ad un insieme di "non-centri" in qualche maniera accomunabili in un'unica immagine di cioè che pensiamo periferico.
Ma io non conoscevo Rossano, come non conosco le migliaia di altre Rossano del mondo e come pochi conoscono la Rossano dalla quale provengo io. Questa è la periferia, un luogo la cui conoscenza è eccentrica e marginale, rispetto al sapere comune. Un luogo per il quale è veniale non sapere il nome. Non è a questi luoghi che volgiamo gli occhi e il pensiero, certi che li si possano trovare disgrazie e problemi ma poche cose interessanti, al massimo qualche sagra. E forse è anche così, ma se continuassimo a fermarci ai confini delle cose, senza mai addentrarci alla ricerca di qualcosa di più profondo, rischieremmo di perderci cose più saporite dei salami o delle zuppe serviti nelle sagre.
Io non sapevo di Rossano e non sapevo del suo Codex Purpureus Rossanensis. In quella cittadina calabrese è custodito uno dei più antichi evangelari miniati al mondo, scritto in greco su pergamena color porpora nel VI secolo, patrimonio artistico dell'umanità per l'UNESCO.
Quando il cielo inglese ci da una tregua, usciamo dal bar e io vorrei conoscere tutte le Rossano del mondo.











