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Recensioni: “L’ULTIMA SPAGNA” di Pietro Soddu
- 20 Gennaio 2017
- Mario A. Sanna
Pietro Soddu noto Pietrino, originario di Benetutti (SS), con questo saggio, va a completare un percorso letterario da lui denominato "Sardeide", comprensivo di altre due opere precedentemente pubblicate: "Il Regno e l'azzardo" e "A mala gana"; le due precedenti pubblicazioni sono dedicate alla storia giudicale, con un poemetto sulle vicende ed i personaggi del casato dei giudici del regno d'Arborea e un saggio che riguarda la dominazione piemontese in Sardegna.
Il saggio 'L'Ultima Spagna' è un testo particolare nella galassia dei testi sulla storia sarda durante la dominazione spagnola: prima di tutto è un viaggio che va dal 1478, partendo con i postumi della rivolta dell'ultimo marchese di Oristano Leonardo d'Alàgon, fino all'arrivo dei piemontesi nel 1720.
Dobbiamo essere grati a Pietrino Soddu, che ci regala tra documenti e immaginazione dei flashback sulla vita, sui personaggi e sulle vicende di un periodo storiografico di notevole importanza per tutta l'Isola; altra particolarità del saggio è la novità del racconto storiografico che viene raccontato al lettore, da tutte le componenti sociali del periodo in oggetto: dall'arcivescovo che si lamenta della scarsa istruzione del clero, al visitatore reale che descrive al sovrano le misere condizioni dell'isola e dei suoi abitanti, al viceré che assume il gravoso incarico con fiducia e buona volontà, il racconto dei nobili ed infine le inedite 'testimonianze' dei semplici contadini, dei sacerdoti, dei letrados .
Numerosi passaggi di questo vasto campionario umano sono di un'attualità sconcertante: basti pensare al visitatore che descrive una Sardegna lacerata dall'invidia, alle descrizioni delle particolarità ed esasperato campanilismo da "villaggio" a "villaggio", fino alle cattive condotte dei feudatari e del clero, alla precarietà lavorativa e umana che affligge gli abitanti.
Nel saggio, non viene risparmiata neppure la Santa Inquisizione, colpevole di esasperare ulteriormente gli animi e di alimentare nuove faide e di spargere dubbi e ombre nella vita delle comunità.
Viene dato spazio infine, anche ai semplici impiegati o burocrati del regno, che nonostante il cambio continuo di viceré, nobili e sovrani, continua a lavorare e a stare al proprio posto per cercare di far 'funzionare' comunque il regno.
E alla fine, quando dopo il 1718, l'arrivo dei piemontesi è ormai ratificato, tra gli stessi Sardi, che talvolta avrebbero desiderato 'liberarsi' dagli spagnoli, affiora una profonda nostalgia, consci di aver fatto parte per circa 4 secoli di un importante 'regno' in ambito mondiale.
L'ultima Spagna annuncia così, il crepuscolo di un grande sogno unificare di popoli, che seppur nel rispetto delle autonomie, aveva creato un'ideale di 'grandezza' europea e mondiale.










