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La fuga dello Stato favorisce lo spopolamento

Scomodando l'articolo 44 della Costituzione ci accorgiamo, se mai ce ne fosse bisogno, che la legge riconosce la specificità delle zone di montagna. Abbiamo amministrato, con tanti altri amministratori coraggiosi, territori difficili accettando la sfida, senza mai arrenderci e senza perdere l'identità.

C'era tanta passione politica e le istanze venivano portate avanti con determinazione nelle sedi istituzionali, consapevoli che nessuno ti regalava niente e che le cose bisognava conquistarle per il territorio che amministrativi. L'elemento che ci caratterizzava era correlato al concetto nobile della coesione territoriale per poter competere con i territori più forti economicamente che, se lasciati liberi, si comportavano come " il pesce grande che si mangia quello piccolo."

Oggi quella legge dissennata viene messa in campo con semplici Decreti dello Stato in primis , in seconda battuta, dalla Regione, in modo sistematico e a scadenze strategiche con la filosofia di razionalizzare quello che più volte è stato razionalizzato. Facciamo riferimento alle scuole, poste, ospedali, uffici giudiziari, uffici del credito, caserme, uffici regionali, postali etc.

L'ultimo in ordine di tempo è quello annunciato dai vertici dell'Inps che, con un solo colpo cancella 18 sportelli su 22 in tutta la Sardegna. Questi sono i risultati con l'applicazione dei parametri previsti dalla riorganizzazione ministeriale che prevedono la chiusura degli uffici dove c'è un bacino di utenza al di sotto dei 60 mila abitanti. In Provincia di Nuoro dovrebbero chiudere le sedi di Macomer, Lanusei, Siniscola, Sorgono e Gavoi, con la sopravvivenza della sede provinciale di Nuoro.

La fuga dello Stato dalle periferie e la costante latitanza della Regione pongono seri problemi alle già martoriate zone interne che lottano contro un destino già segnato a tavolino. Quello che si chiede alle Istituzioni è di poter essere messi sullo stesso piano e, quindi, di competere con gli altri territori.

Abbiamo da tempo capito che tutti i provvedimenti colpiscono le zone con densità abitativa bassa, ma non accettiamo passivamente l'accanimento fine a se stesso col tentativo maldestro di trasformare le cosidette, per semplicità, zone interne in zone residuali. Bisogna costruire assieme una solida piattaforma con alta progettualità fino a farla diventare "elemento di forza" impegnando nella battaglia i nostri Consiglieri regionali e Parlamentari per ripristinare uno standard di servizi che argini lo spopolamento e dia dignità ai territori montani e alle aree interne in generale.

Se persiste il silenzio e l'inadeguatezza della politica bisogna convincere i nostri primi cittadini a rassegnare le dimissioni e consegnare in modo più dignitoso le fasce al Prefetto.

* ex sindaco di Gavoi

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