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Fiscalità di vantaggio e Zona Economica Speciale per i territori interni
- 26 Settembre 2018
- Carlo Prevosto
Fra le misure utili per fare impresa e lavoro nei territori interni della Sardegna, quelle fiscali hanno, a mio avviso, un ruolo molto rilevante. Paradossalmente, mentre cresce l'allarme per lo spopolamento dell'interno Sardegna, questi territori sono o rischiano di essere tagliati fuori dalle incentivazioni fiscali disponibili nelle aree urbane e costiere.
Nella recente e affollata assemblea sui territori interni, promossa a Nuoro da un gruppo di persone di buona volontà con le parole d'ordine "Sinistra, Autonomia, Federalismo", ho illustrato due strumenti di notevole efficacia per le imprese. Il primo è quello della "zona franca urbana" che determina in pratica di non pagare le tasse sulle imprese (irpef, ires, irap, imu) e i contributi sociali nel limite di 200mila euro in un triennio e per una durata di 14 anni. Questo strumento, per le piccole e micro imprese, è la vera zona franca fiscale.
E' uno strumento largamente usato all'estero, introdotto anche in Italia e applicato alla scala territoriale nelle zone terremotate e in Sardegna, nel Sulcis e nei quartieri di alcune città ma non nei nostri paesi dell'interno. Potrebbe sostenere le imprese a basso impatto ambientale e ad alto contenuto tecnologico, con particolare attenzione all'agroalimentare e al turismo. Non necessita di autorizzazioni dell'Unione Europa, perché rientra nella cosiddetta regola del de minimis: Governo e Regione possono cioè decidere autonomamente
Il secondo strumento utile per la Sardegna centrale è fare di Ottana una Zona Economica Speciale (ZES). Finalmente anche in Italia è stata scoperta l'importanza delle ZES. Nel mondo ne sono censite oltre cinquemila e sono in rapida crescita. Il precedente Governo ha fatto una legge per fare nelle Isole e nel Mezzogiorno un certo numero di ZES. In concreto sono luoghi dove le imprese hanno a disposizione non solo infrastrutture ma anche semplificazione amministrativa (burocrazia zero) e consistenti agevolazioni fiscali. La loro funzione è aiutare la crescita delle imprese esistenti e attrarne di nuove.
Anche la Sardegna si appresta a costituirne una che è in realtà distribuita fra le aree e i porti di Cagliari, Portovesme, Oristano, Porto Torres e Olbia e in previsione Arbatax. Sembra che non sia compresa Ottana. Sarebbe inaccettabile. Lo strumento cosi configurato rafforzerebbe la costa e le aree urbane e penalizzerebbe l'interno. Aggiungo che per la ZES a Ottana non si frappongono ostacoli legislativi. La legge che le regola consente infatti che una ZES possa essere non adiacente a un porto, purché abbia un nesso funzionale con un porto che, nel caso di Ottana, è Oristano. Del resto anche il decreto legislativo 75/98, che istituisce le aree franche doganali in Sardegna (mai effettivamente attivate però) consente che Ottana possa essere anche area franca doganale perché funzionalmente collegata al porto di Oristano.
Se la questione dei territori interni con lo spopolamento in atto, è questione strategica per l'intera Sardegna, ci vuole coerenza nelle decisioni, comprese quelle sul fisco per le imprese. Queste, come del resto le famiglie, dovrebbero avere agevolazioni fiscali compensative a bilanciamento degli svantaggi. Il fisco non è tutto ma non ha peso marginale. La sinistra riprende vigore se si concentra sulle persone e sui territori. Serve un disegno generale e serve iniziativa sulle singole e concrete misure coerenti con il disegno. Si auspica che il provvedimento della Giunta Regionale di istituzione della ZES in Sardegna vada in questa direzione e che i nostri rappresentanti istituzionali, nonché le associazioni di categoria e i sindacati, operino perché questo accada.










