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Una voce plurale per il futuro dei paesi dell’isola

Il 10 gennaio, presso la sala consiliare del Comune di Borore, la Rete delle Associazioni – Comunità per lo sviluppo, giunta al numero di 26 associazioni rappresentative di tutto il territorio sardo, riunite attorno all'obiettivo di combattere le premesse e gli effetti dello spopolamento, si è dotata di uno statuto, ha individuato i prossimi passi della propria iniziativa sociale e culturale e dato fiducia a un gruppo di coordinamento provvisorio per un'efficace progressione delle attività.

La scommessa, per tanti versi inedita nella storia recente dell'isola, è quella di imporre all'ordine del giorno del dibattito politico, dai paesi al piano regionale e nazionale, la necessità di dare efficaci risposte ad un volto decisivo della "questione sarda" contemporanea, che innanzitutto è inerente alla crisi delle sue aree rurali, dei tanti volti della Sardegna di dentro. È ormai assodato ed evidente a tutti che l'isola sperimenta un processo di contrazione demografica – di conseguenza anche culturale, economica e sociale –, specchio dell'inaccettabile disuguaglianza territoriale che soffre l'isola e che si evidenzia in particolare nelle aree lontane dai centri urbani maggiori, anch'essi in difficoltà, se si esclude la debole crescita di Cagliari e Olbia. La questione delle aree interne è dunque una questione che coinvolge il presente e il futuro di tutta l'isola; per questo, nessuno può sentirsi esentato dall'obiettivo di raggiungere un virtuoso equilibrio tra aree urbane e rurali in termini di diritti sociali (alla salute, alla mobilità, all'istruzione), infrastrutture materiali e immateriali e opportunità d'impresa.

Dopo anni di studi, masterclass, ricerche ed eventi sulle tematiche in oggetto da parte dell'associazione Nino Carrus, prima promotrice dell'aggregazione, ora si procede a passo spedito verso una presa di parola plurale e diffusa, trainata dall'impegno delle associazioni componenti della rete e da diverse amministrazioni locali che mostrano interesse, innanzitutto per inchiodare "l'alta politica" alle proprie responsabilità. Non a caso, uno dei primi obiettivi, è quello di costruire un momento di confronto con i rappresentanti delle istituzioni, presentando alcune linee di intervento condivise dalla rete.

Un altro obiettivo, ugualmente importante, è quello di moltiplicare e dare risonanza alle diverse iniziative che vengono già messe in atto sui territori per sensibilizzare le comunità e gli attori pubblici, del privato e della cultura.

Per il momento, esiste una prima bozza di manifesto della rete e di strategie di intervento che costituiranno i pilastri per l'articolazione della discussione. Bozze, per l'appunto, da arricchire e implementare con il contributo della cittadinanza, delle tante energie e competenze, soprattutto giovanili, oggi scarsamente valorizzate.

L'ambizione non è dunque semplicemente quella di rivendicare nuove risorse – pur necessarie –, ma gettare le basi, di metodo e contenuto, per imporre all'ordine del giorno l'esigenza di un nuovo modello di sviluppo per i piccoli centri dell'isola e, conseguentemente, per la Sardegna intera.

L'esaurimento dell'esperienza autonomistica non comporta in alcun modo l'accantonamento delle esigenze che ne avevano giustificato l'avvio. Recuperando lo spirito originario, e in passato tradito, dell'art. 13 dello Statuto dell'Autonomia, la Sardegna dei paesi deve mobilitarsi per ideare programmi, azioni e investimenti straordinari e distribuiti nel tempo a cui Regione e Stato devono dare seguito con adeguate e coraggiose risposte non più rimandabili.

Borore, 10/01/2020, Rete delle Associazioni – Comunità per lo Sviluppo

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