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Riforma universitaria e sviluppo economico zone interne

Mentre avanza il dibattito sulla riapertura delle scuole, in primo piano rimbalzano i temi degli spazi, degli edifici , degli orari, dell'assunzione di docenti e sembra già essere stato rimosso il tema fondamentale cui è stata costretta la scuola e che è anche il vero tema del suo futuro e cioè la necessità di doversi confrontare con una nuova modalità di trasmissione del sapere .

 

Il "niente sarà come prima" inizia ad assumere toni gattopardeschi : ai proclami del tutto cambi pare si voglia preferire la tranquilla volontà di rientrare quanto prima nel vecchio ordine. E poco importa se ad esempio l'ante Covid era fatto da demotivazione dello studente in aula e da disperazione dei docenti di fronte all'avanzare dei cambi vertiginosi della tecnica e che uno dei motivi di tale disperazione stava proprio nel fatto che si era creata una asimmetria fra lo studente nato digitale e il docente che con difficoltà si rapporta a questo mondo.

Soffermandoci solo sui cambiamenti che l'Università potrà avere abbiamo avanzato la proposta di Hub territoriali legati al centro matrice che possono avere ruolo di stimolo culturale nei territori e essere un freno allo spopolamento. E' notizia di qualche giorno che uno dei comuni più piccoli della Sardegna ha intrapreso questa strada: il paese di Asuni ha firmato un accordo con l'Università di Cagliari per attivare un punto di fruizione a distanza dei servizi didattici erogati dall'ateneo a disposizione di studenti e laureati residenti , "azione mirata a prevenire e ridurre l'abbandono degli studi universitari , assicurare il successo formativo dei propri iscritti ed il diritto allo studio degli studenti che intendono accedere all'istruzione universitaria" convinti che grazie agli investimenti in istruzione e cultura è possibile contrastare lo spopolamento. E fa anche notizia la decisione dell'Università di Bologna di proporre la fruizione di tutta la didattica sia in presenza sia a distanza in modo da salvaguardare il valore dell'inclusività" .

Se diamo uno sguardo all'estero poi scopriamo che l'Università di Cambridge ha deciso che al prossimo anno non si terranno lezioni frontali , preceduta in questo dall'Università di Manchester che ha già posto tutti i corsi on line. Siamo inoltre di fronte ad una situazione nella quale non si possono più accampare motivazioni di tipo finanziario per non procedere con le riforme. I recovery fund che l'Italia sta trattando sono legati a quattro richieste che l'Europa formula ed una di queste è proprio quella di porre in atto misure forti su insegnamento e didattica digitale. Il Piano nazionale di ripresa pertanto non potrà non contenere proposte riguardanti il rafforzamento dell'insegnamento e le competenze a distanza incluse quelle digitali. Anche perché la pandemia ha radicalmente modificato lo " status" della formazione.

Perché se nell'ante Covid era pacifico che l'istruzione e la formazione erano considerate le premesse dello sviluppo economico ora invece è chiaro che formazione e istruzione sono lo sviluppo economico stesso da cui non possono essere esclusi i territori dell'interno. A tutti coloro che poi sostengono che la digitalizzazione impoverisce la formazione e fa arretrare i rapporti interpersonali, si può ricordare che una abbondante e qualificata letteratura scientifica, suffragata da circostanziate ricerche e sperimentazioni condotte nel campo delle neuroscienze, della neuropsichiatria e delle scienze cognitive da gruppi di ricerca che operano presso le più prestigiose università del mondo e nei centri studio delle industrie più quotate nel settore della comunicazione tecnologicamente avanzata e dell' intelligenza artificiale, sostiene l'esatto contrario, asserendo che la rete e tutte le tecnologie con essa compatibili –la trasmissione di immagini e riproduzione di esse, captazioni di suoni e loro riproduzione, trasmesse e ritrasmesse a qualunque distanza- non solo non impoveriscono la relazione tra più soggetti, ma la implementano, allargandola in modo esponenziale. A titolo esemplificativo, si pensi alle potenzialità di quella ampia gamma di strumentazione tecnologica (sistemi di elaborazione, microfonia selettiva, digitalizzazione di immagini) ulteriormente ampliate ed estese attraverso la rete, come la posta elettronica che riduce il tempo e le distanze o la sofisticatissima tecnologia che elabora ed invia immagini e suoni a definizione tanto alta che un occhio o un orecchio non sarebbero in grado di apprezzare in presenza.

A diradare i dubbi circa la possibilità di trasmettere on-line emozioni e suscitare moti di empatia, fra le altre , possiamo citare le esperienze del gruppo di ricerca guidato dal Prof. Giacomo Rizzolatti, del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma e scopritore dei neuroni specchio e del loro sistema di funzionamento, che ci assicurano che quanto visto e udito in qualunque modalità e a qualunque distanza provoca fenomeni empatici reciproci tra tutti coloro che si osservano. A conclusione del dibattito tra fautori e detrattori della didattica a distanza, si può affermare a tutti i livelli che, come si rileva da diffusi sondaggi tra docenti e studenti universitari, ma anche fra gli studenti degli ultimi anni della scuola secondaria di II grado, la didattica a distanza (o d.a.d.) non solo riscuote consenso, ma è anche vista come un valore aggiunto dell'offerta dell'ateneo, tanto che l'orientamento del Ministero dell'Università e della Ricerca va nella direzione dell'utilizzo di una didattica mista.

Ecco perchè essa può essere di grande ausilio per le zone interne e funzionare come diga contro lo spopolamento.

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