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Il piccolo ed i margini: maggiori attenzioni nelle politiche di sviluppo

Uno dei più gravi errori delle politiche di sviluppo in questo primo scorcio di XXI secolo è stato il sottovalutare il fatto che il mercato, di per sé, non assume alcun obiettivo di equità sociale.

Genera vincitori e sconfitti. Se da un lato è vero che milioni di persone in Oriente, grazie al mercato e al cambiamento istituzionale dei loro Paesi sono uscite dalla miseria è altrettanto vero che lo spostamento di ricchezza dall'Occidente verso Cina ed India e dalle classi medie verso quelle più ricche è stato imponente.

A dominare la scena in un mondo che richiede mezzi e competenze, non potevano che essere i più favoriti. È stato dimenticato quasi del tutto il marginale: i piccoli circuiti di economia locale, le famiglie ed il delicato equilibrio delle loro economie nel rapporto fra fornitura di forza lavoro e reddito/potere d'acquisto, i territori più periferici, i piccoli paesi, i margini delle città.

E' necessaria una ricucitura con questi mondi, direbbe Renzo Piano. E' necessario investire nelle infrastrutture e nei servizi per le realtà marginali e periferiche, contrastando il fallimento di mercato, soprattutto nelle zone che risentono di un forte spopolamento, isole nell'Isola. E' necessario aiutare i piccoli circuiti economici locali, non solo aprendoli al turismo e stimolando le attività produttive ma usando la domanda pubblica in modo intelligente e mettendo le condizioni, anche fiscali, per la nascita di cooperative di comunità che chiudano i circuiti economici fragili.

Esistono esempi virtuosi di uso intelligente degli appalti pubblici per il sostegno all'economia locale. Non tutto deve essere soggetto alle stesse norme ad ogni livello se i problemi sono peculiari e specifici. Va riservata una particolare attenzione all'economia familiare, che, attraverso un riequilibrio dei ruoli, deve poter finalmente liberare la pienezza delle energie lavorative femminili e di quelle dei giovani.

Vanno potenziati notevolmente i servizi alla famiglia e incentivato il lavoro di cura degli uomini, in modo che il carico di lavoro parentale non saturi la capacità lavorativa delle sole donne. Va incentivata la nascita di servizi di comunità più evoluti: Case di Quartiere o di Comunità con servizi sociali, formativi, di cittadinanza attiva, di ascolto, culturali. Va prevista una premialità per chi decide di investire la propria vita professionale nei piccoli comuni. Insegnanti e medici su tutti.

Il lavoro in un piccolo comune deve essere incentivato attraverso agevolazioni fiscali o integrazioni sensibili al reddito. Questi servizi vanno finanziati senza più tentennamenti, in modo deciso e significativo, anche dando seguito alle politiche di ricucitura sulle periferie e sui piccoli comuni e con gli opportuni ritocchi alle normative sugli appalti pubblici e la fiscalità per le cooperative di comunità. I paesi, le periferie, l'economia locale e familiare devono tornare al centro dell'agenda politica.

* Esperto di design e valutazione di politiche ed organizzazioni pubbliche/non profit. Scrive regolarmente sui quotidiani e su blog nazionali ed internazionali

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