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Rinascita o declino
- 06 Dicembre 2012
- Daniele Cau
In età contemporanea le crisi economiche hanno spesso portato a crisi politiche, la stessa micia della rivoluzione francese fu una grave carestia, cosi come la rivoluzione bolscevica in Russia vide la luce alla fine della prima guerra mondiale in situazioni di grave difficoltà economiche. Ma la crisi che più viene assimilata alla nostra è quella del 1929 che certamente fu decisiva nell'avvento del nazismo in Germania e nella conseguente Guerra mondiale.
Siamo oggi ad un nuovo momento di rottura, gli assetti mondiali venuti fuori dalla seconda guerra mondiale sono definitivamente alle spalle e il mondo occidentale, e in particolare l'Europa, devono trovare un nuovo posto nel mondo. Quando la storia accelera le strutture amministrative e le dinamiche politiche non tengono il passo, rigidamente tendono a riprodurre ciò che conoscono, spesso collassano. L'Italia è in stand-bay commissariata da un provvidenziale Governo tecnico che è già il passato, inutile a costruire un nuovo progetto per l'Italia, che solo la politica, se né è capace, può dare.
La forte disillusione verso la classe politica non aiuta, solo forze politiche sostenute da grande consenso possono riorganizzare il Paese, rimodulare radicalmente la spesa pubblica, scardinare le rendite di posizione dei potentati delle burocrazie, degli ordini professionali e di quella parte della politica che si occupa più dei propri affari privati che del bene pubblico. L'Italia ha bisogno di forze politiche coraggiose capaci di proposte impopolari, pronte a mettersi in gioco a rischiare anche di perdere le elezioni in nome di progetti in cui credono.
Basta col populismo dell'ultimo sondaggio, del marketing portato all'eccesso, delle continue strumentalizzazioni. Basta con il ventennio del berlusconismo che cosi bene ha attecchito anche in vasti settori del centro-sinistra.
Si dia agli italiani la possibilità di tornare cittadini e non essere più telespettatori, di scegliere i propri rappresentanti, di dibattere su progetti realistici. Per uscire fuori da questa crisi si deve rifondare il Paese, c'è necessità di forze politiche che abbiano forte consenso, che coinvolgano i cittadini, che comunichino verità e non manipolazioni della realtà. L'Italia ha la cultura, le intelligenze, la fantasia e persino il patrimonio per potercela fare. Senza un svolta, alla democrazia delegittimata seguiranno sistemi sempre più autoritari e corrotti. Forse siamo ancora in tempo.
I cittadini hanno voglia di partecipare: e questa è una buona notizia. Lo dimostra l'affluenza alle primarie di centro-sinistra e lo dimostra anche il vitalismo dei circoli a cinque stelle, si tratta di cambiare un modo di far politica vecchio, sviluppatosi nei tempi delle vacche grasse ormai finiti. Il rinnovamento deve essere però nella sostanza e non nell'immagine: il lifting di decrepiti potentati politici che si nascondono dietro giovani rappresentanti è peggiore delle rughe che nasconde. La distanza che passa tra recuperare e non recuperare il rapporto tra politica e cittadini è la stessa che passa tra una rinascita e il declino.










