Blog
Autocertificazione di qualità della politica
- 14 Dicembre 2012
- Giovanna Casagrande
Queste riflessioni nascono dopo la lettura dell'articolo "Rinascita o declino" di Daniele Cau, che ha suscitato in me una sorta di reazione soprattutto nella parte finale quando si parla di partecipazione, rinnovamento e dell'immagine della politica che nasconde il volto decrepito con un'operazione di lifting. Non avendo sostenuto le primarie che, a mio avviso, erano proprio un'operazione di lifting che la politica ha fatto passare come enorme apertura alla partecipazione democratica, mi sento libera di poter esprimere alcune valutazioni.
L'ultimo anno è stato caratterizzato da una serie di provvedimenti che il governo Monti, definito impropriamente come tecnico, ha assunto con la copertura di entrambi gli schieramenti che in Parlamento hanno deciso di dare il proprio sostegno quando, nel novembre del 2011 il capo dello Stato, con quello che potrebbe essere definito un colpo di mano, ha esautorato Berlusconi dalla guida del governo italiano.
La situazione economica gravissima, l'assenza di autorevolezza dell'Italia nel panorama internazionale, lo spauracchio default in agguato sono tre dei motivi che hanno consentito l'avvicendamento a Palazzo Chigi senza che andassimo ad analizzare attentamente alcuni passaggi, ma esultando quasi per un mododi fare che personalmente ritengo ancora borderline riguardo la buona prassi di un Paese democratico.
L'Europa e soprattutto il MERCATO europeo chiedevano all'Italia una nuova politica che mettesse al centro dell'agenda una reazione iorte alla crisi galoppante e sottovalutata da una classe politica di governo di cui Berlusconi era ammiraglio ma anche la punta dell'iceberg su cui la stessa si è schiantata.
La premessa è utile per arrivare al punto in cui un governo "tecnico" ha trovato appoggio e legittimazione non solo da parte di una destra incapace di governare, ma persino da parte di un centrosinistra che votando per responsabilità riforme fino a prima ritenute inaccettabili (vedi dichirazione di Bersani sul pareggio di bilancio) ha consentito, per esempio, l'apertura alla destrutturazione del diritto del lavoro con la cosidetta Riforma Fornero con il rischio sempre più concreto di mettere in discussione il contratto collettivo nazionale di lavoro e rischiando di riportare indietro negli anni i lavoratori che potrebbero trovarsi nella condizione di "accordarsi" singolarmente con l'eventuale datore di lavoro.
La stessa soppressione dell'art.18, che da solo sembrava un blocco alla crescita, sancisce legittimazione finale della precarietà che viene mascherata da flessibilità.
Il campo del lavoro, proprio in questo ultimo anno di governo, è lo specchio di una società in totale involuzione, i posti persi sono in crescita costante, è del 26 ottobre di quest'anno l'allarme che Confesercenti ha lanciato denunciando che "...La piccola ripresa dell'attività imprenditoriale del 2012 è già in frenata: nel terzo trimestre il saldo iscrizioni-cessazioni è ancora positivo, ma è più che dimezzato rispetto al dato di giugno. In totale, nei nove mesi di quest'anno, hanno chiuso i battenti 279mila imprese, e il saldo positivo si è ridotto a uno striminzito 19.984 in tutto il periodo...", la richiesta di una riforma fiscale è urgentissima in quanto il peso che le famiglie e le aziende subiscono è freno proprio alla crescita che dovrebbe essere stimolata anche dai consumi ormai ridotti ai minimi termini e con un potere d'acquisto ribaltato di decenni indietro nel tempo
L'Italia attraversa il peggior periodo di crisi dal dopoguerra a oggi, questo è il refrain cui ci siamo abituati, ma non riesco a percepire la volontà di parlare degli strumenti per superare questa crisi mentre le parti politiche confliggono sulle cause che hanno portato a questa situazione, prima fra tutti la crisi economica e finanziaria che coinvolge tutto il mondo occidentale, non riesco a trovare in mezzo al dibattito costante, che si svolge ormai prevalentemente in tv e persino sui social, in nessuna delle parti politiche una seria autocritica sul fenomeno che ha consentito che l'Italia, democrazia ragazzina, diventasse oggetto di trasformazioni impensabili fini agli anni 80 e poi diventate quasi normalità e vissute quasi nella indifferenza collettiva.
É come vedere luminari della medicina che al capezzale dell'ammalato che si scontrano sulla malattia e le sue cause ma non parlano della cura necessaria per la sua guarigione, anzi il consulto fra scienziati sarà incentrato sulle loro competenze e perderà di vista la cagionevole salute dell'ammalato che in assenza di cure si spegnerà nonostante tutto.
Parliamo della scuola o dello stato sociale o del lavoro delle nuove generazioni e vediamo come i principi costituzionali fondativi siano stati travolti.
L'articolo 1 della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e ciò vuol dire che i cittadini DEVONO contribuire con il proprio lavoro allo sviluppo del proprio Paese e quindi il lavoro, a mio avviso, non è solo un DIRITTO ma persino un DOVERE, cosa molto lontana dalla visione che oggi si da dello che sembra un premio, una condizione garantita dal merito per alcuni per altri, i più numerosi, un privilegio da cui sono tagliate fuori consistenti fasce di età e il 51% del genere femminile.
Ecco perché ritengo una forzatura la corsa della politica alla partecipazione popolare,perché sempre restando in ambito costituzione è vero che l'art. 2 recita che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, ma è pur vero che questa sovranità è sempre più formale che di sostanza.
Non mi entusiasmo neanche per l'ultima scelta democratica delle primarie per i parlamentari,i tempi brevissimi dimostrano che la scelta sarà condizionata in quanto quasi nessuno si è preparato all'eventualità di una competizione alla pari fra cittadini, o dobbiamo davvero credere che da oggi al 29 dicembre TUTTI i cittadini che intendano presentare la propria candidatura avranno le stesse chances?
Io ne dubito fortemente ed è per questo che credo che il 2013 sarà caratterizzato da una politica ancora insoddisfacente, auto referenziale e impreparata ad affrontare il fenomeno di impoverimento progressivo a cui stiamo assistendo, d'altronde il Censis pochi giorni fa ha strappato il velo evidenziando che ben 8 milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà e altri 8 milioni scivolano progressivamente in quello stato, non dimentichiamo come la middle-class italiana abbia subito i colpi fortissimi di una tassazione che ancora una volta non ha raggiunto il livello di equità promesso ma ha visto diminuire la ricchezza de le famiglie con un patrimonio, tra immobili e beni mobili, compreso tra 50.000 e 500.000 euro che passa dal 66,4% al 48,3% mentre la quota di famiglie con una ricchezza netta superiore a 500.000 euro è praticamente raddoppiata, passando dal 6% al 12,5%.
Questi dati freddi dimostrano come in Italia la forbice fra ricchezza e povertà sia ampissima e come chi sta nel mezzo sia destinato a scivolare nel baratro, ma nonostante ciò non trovo nell'offerta politica attuale nessun programma che parli chiaramente degli strumenti che si intendono adottare per il futuro, noto molta demagogia perché entrambi gli schieramenti politici hanno sostenuto il governo Monti nell'assunzione di impegni in campo europeo che a me paiono onestamente molto distanti da ciò di cui l'Italia ha bisogno ma già da oggi sono iniziate le ingerenze dei partners europei che preannunciano il gradimento per una candidatura di Mario Monti alle politiche come candidato premier.










