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Il senso della memoria
- 27 Gennaio 2013
- Davide Fara
27 gennaio 1945. 27 gennaio 2013. Due date, migliaia di altri luoghi. Le date di per sé non contano nulla se non si associano a dei luoghi. In questo caso la giornata della memoria si celebra tra tutte 193 le nazioni aderenti all'Onu. Il 27 gennaio 1945, invece, segna la storia dell'umanità in un unico luogo appartenente alla memoria collettiva: Auschwitz, Polonia.
Sono tante le manifestazioni e le ricorrenze che si celebrano quest'oggi 27 gennaio 2013. La Tv cambia la sua programmazione, il teatro, e le arti tutte, professionisti della cultura, sono chiamati a mettere in gioco tutta la loro potenza evocativa per tentare di trasferire anche per un solo istante il pensiero dentro l'inferno del genocidio di massa degli ebrei programmato da parte dei nazisti.
Ipocritamente solo in queste occasioni ci si accorge quanto siano importanti i professionisti della cultura. Straziante la musica composta da John Williams per il film di Steven Spielberg Shindler's list, e suonata magnificamente da uno dei migliori violinisti del mondo, Itzhak Perlman. Proprio lui, israelita, in occasione dell'esecuzione di quella musica con l'orchestra ebbe a dire: "Ho sentito che potevo contribuire a questo progetto, semplicemente sentendo e conoscendo la storia. Indirettamente, essendo una vittima della storia".
Vittima della storia. Se la storia da sempre è fatta dai vincitori (i più forti), c'è chi la fa e chi la subisce. A vedere quest'oggi le immagini delle vittime della violenza nazista, l'accanimento, il piano e l'odio con cui vennero perpetrati quei crimini, a distanza di anni si vede nettamente l'assurdità e l'ingiustizia di quelle vicende. Ma i forti, quelli di ieri e quelli di oggi, esistono ed hanno sempre delle ragioni valide per loro per fare e 'giustificare' quelle azioni. Sono sempre lucide e motivate nella loro testa, più o meno sensate che siano per noi. C'è sempre una ragione che muove alla violenza. Si può chiamare crescita, sviluppo, onore, reputazione, prestigio, spread, bilancio, poltrona, dividendo o semplice e pura sopravvivenza. Possiamo essere noi i 'forti' per raggiungere un risultato, salvare o proteggere noi stessi o persone a noi care. Siamo disposti a passare 'sopra' le ragioni degli altri, poiché ne abbiamo un motivo. Una giustificazione valida, ma meno valida per gli altri.
La Shoah di allora ci riporta ad oggi, ai mille luoghi di oggi dove si perpetuano le altre Shoah o si 'esercita' il potere dei forti. Anche oggi ci sono dei luoghi dove i campi di concertamento e le distruzioni di massa sono, o sono stati, pianificati. Se s'interrogano gli autori anche loro daranno delle 'ragioni'.
Ricordo che mentre studiavo Storia Contemporanea, in una stanzetta in affitto senza riscaldamento, in uno dei rioni di Is Mirrionis, arrivato al crudo dettaglio delle cifre della Shoa, mi alzai dalla sedia. Interruppi. Era troppo leggere il risultato concreto di quella fredda realtà. Mi fermai. E piansi.
Presi un piccolo taccuino e lì scrissi alcune righe. Questa mattina ho cercato quel taccuino. Ma non l'ho trovato. Ho trovato invece dei fogli: agende, libri, scritti ed effetti personali del mio periodo di studi a Cagliari, che avevo dimenticato di avere. Ecco il senso della memoria: credo sia rovistare nel proprio passato e trovare delle cose che lì si era dimenticato di avere. Ricordare le tante cose che abbiamo fatto, di cui abbiamo ancora traccia. Altre si perdono, ma fintanto abbiamo traccia non c'è bisogno che riaccadano più.
Nei luoghi della Shoah molti hanno perso la fede, altri l'hanno scoperta. Molti la considerano semplicemente un vuoto della storia, la giustificazione del non-senso di Dio. Il subconscio non la regge, e si arriva perfino a negarla. Ma comunque sia, lì è successo qualcosa di raro e di atroce al tempo stesso. Si è capovolto il senso della storia. È accaduto che, per una volta, la storia ufficiale non l'abbiano scritta i vincitori. Ma, con la loro vita, sia stata scritta dai vinti. Un buco profondo, il baratro nella coscienza più remota di noi.










