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Il ritardo del Mezzogiorno le politiche di decentramento
- 11 Marzo 2013
- Redazione
La relazione di Francesco Pigliaru, presentata al convegno della Fondazione Segni su "60 anni di autonomia, le idee di Antonio Segni e la realtà di oggi" tenutosi a Sassari l'8 marzo 2013, consente di capire meglio la situazione che vede il Mezzogiorno d'Italia, Sardegna compresa, arrancare nonostante i finanziamenti notevoli ricevuti nel corso degli anni.
L'analisi proposta da Pigliaru si incentra sulla carenza e debolezza del capitale sociale (senso civico, fiducia nell'interazione e nella cooperazione con estranei) proprio nel sud dell'Italia, luogo in cui le istituzioni funzionano peggio che altrove, con un "indice di "corruzione" che consente la proliferazione di interessi particolari e limitano lo sviluppo della collettività.
La lettura di questa relazione, in un momento storico come quello attuale, mostra che un decentramento non supportato da un'azione attiva dei cittadini che controllano il buon svolgimento delle amministrazioni, "può moltiplicare gli effetti negativi di una cattiva performance delle instituzioni locali, causando una riduzione significativa nella fornitura di beni pubblici essenziali..."
Se caliamo direttamente in Sardegna questo modo di interpretare il fenomeno ci rendiamo conto che il crollo dell'economia coincide con una serie di problematiche che, prese singolarmente sono gravi, ma se inserite nel medesimo contesto sono la fotografia in cui la crisi dei partiti, l'abbandono scolastico, la tendenza dei cittadini a non interagire con le istituzioni fanno parte del basso capitale sociale che consente uno spreco di denaro pubblico che giustifica il malessere socio-economico della regione.
Leggi la relazione di Francesco Pigliaru su "Il ritardo del Mezzogiorno le politiche di decentramento"










