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E’ urgente un Progetto per la Sardegna

Le cronache politiche, in questi ultimi giorni, riportano notizie su possibili candidature a Presidente della Regione per le prossime elezioni regionali che si dovrebbero tenere nel 2014. A meno che non si svolgano prima e si vada quindi a elezioni anticipate.

E il clima politico, a dir la verità, non esclude quest'ultima soluzione.

Ma il problema vero, che interessa i sardi, non riguarda le varie proposte di candidatura a presidente, ma che cosa si vuol fare per la Sardegna nella prossima legislatura, quindi programmi, modelli di sviluppo, coalizioni ecc. La domanda che si pongono molti sardi in questa fase delicata della vita politica è la seguente: le forze politiche si riproporranno secondo vecchi schemi, destra, sinistra, centro, oppure ci saranno nuovi accordi per cambiare in modo radicale la formazione e gli accorpamenti dei partiti che sino ad oggi hanno fatto il bello e il cattivo tempo in Consiglio regionale?

Ora la presenza del Movimento 5 Stelle, che è il primo partito in Sardegna (elezioni politiche 2013) e l'esigenza di urgenti e imprescindibili riforme economiche e istituzionali pongono sicuramente a tutte le forze politiche, vecchie e nuove, il ricorso a nuove strategie e a nuovi ragionamenti politici e programmatici.

Su questi temi si deve aprire un dibattito serio e approfondito. Il Consigliere regionale Paolo Maninchedda, in un recente articolo, ha rilanciato la proposta di costituire "Il Partito della Sardegna" per cambiare in modo profondo il sistema politico sardo.

A prescindere dalle posizioni ed opinioni di ciascuno, quella di Maninchedda è una proposta ragionata che ha elementi di innovazione, su cui sarebbe importante e necessario un dibattito ed un confronto tra le forze politiche ed i movimenti che intendono moblitarsi per il governo della Sardegna alle prossime elezioni regionali. 


"Facciamo una cosa seria: finanziaria e elezioni anticipate, ma con il Partito della Sardegna", di Paolo Maninchedda.

Cappellacci si ricandida. Piaccia o non piaccia, questo è un punto fermo. Evidentemente la maggioranza attuale è a un bivio: se dopo l'annuncio sta ancora col Presidente in carica, andrà con lo stesso presidente alle prossime elezioni.

Secondo punto fermo: la prossima campagna elettorale sarà mascherata di indipendentismo, cioè vedrà tutte le forze poltitiche agitare versioni aggiornate, attenuate o enfatizzate del nostro pensiero. Possiamo farci qualcosa? No, perché le idee sono liberamente interpretabili. Tuutti saranno 'mori' e 'rossoblu'.
Terzo punto fermo: sarà una corsa a tre: Cappellacci, Grillo (che verrà a fare la campagna elettorale a uno sconosciuto o a un volto noto dell'indipendentismo sardo che accetterà il suo imbarazzante franchising) e la galassia del centro-sinistra.

Io, come è noto, sono per fare un accordo col centrosinistra e con le forze moderate che cambino internamente e che scelgano decisamente il riformismo e la responsabilità dell'autogoverno possibile, ma a una condizione: che si accetti di fare con la vasta area sardista, indipendentista e dell'autonomismo avanzato, che è anche un'area culturale non solo politica, un confronto e un percorso pubblici con al centro la nascita di un grande partito di governo, il partito della Sardegna. Chiederei al centro-sinistra la disponibilità a un confronto serio per la nascita del partito della Sardegna, che deve essere un partito senza alcuna tentazione rivoluzionaria ma con molta competenza per la soluzione dei problemi, assolutamente indipendente da qualsiasi vincolo con i partiti italiani, ma disponibile a fare accordi alle elezioni politiche con quelli di loro che condividano un programma e un sistema di valori democratico, libertario, solidarista. In sostanza, io sono per produrre un evento storico: cambiare il sistema politico sardo in occasione delle prossime elezioni regionali. Dopo tutto questo vengono i candidati alla presidenza della Regione, non prima.

Quarto punto fermo: posto che il centrodestra non ha più tensioni interne per la designazione del candidato alla presidenza, tensioni che avevano ingessato il Consiglio, si potrebbe liberare la Sardegna da questa inutile conclusione della legislatura. Si potrebbe fare una finanziaria seria (per esempio senza l'allegato F, pericolosissimo per il welfare perché non ha copertura finanziaria certa), limitata all'equilibrio di bilancio e al tamponamento delle emergenze produttive e sociali, votare la legge elettorale senza tentazioni barocche di metodi di calcolo arzigogolati, e andare serenamente a elezioni a settembre.

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