Blog
Quale partito in Sardegna?
- 10 Aprile 2013
- Guido Melis
Caro Fausto, il partito in Sardegna? Benissimo, ma quale partito? Con quale insediamento sociale? Con chi e eventualmente contro chi? Con quali collegamenti ideali con il passato (perché nulla nasce dal nulla) e con quanto esiste nel mondo? Con quali progetti di cambiamento reale? Penso anche io a un partito nuovo (non a un nuovo partito).
Che sia dei cittadini, cioè che - come dice Fabrizio Barca - ripristini il collegamento organico tra istituzioni e società. Problema enorme, da far tremare le vene.
Un tempo avevamo i partiti storici, quelli del Novecento. Per molto tempo sono stati le articolazioni nelle quali scorreva il sangue della democrazia: dal basso verso l'alto, trasmettevano input e selezionavano quadri; dall'alto verso il basso, restituivano progetti e organizzavano consenso.
Poi c'è stato un corto circuito (io lo colloco molto in là, già negli anni 70 del '900), e i partiti sono diventati essi stessi istituzioni (il Palazzo, diceva Pasolini), sempre più legati al finanziamento statale, sempre meno aperti verso il basso. E i loro apparati si sono autolegittimati, e chiusi a riccio. E la selezione dei quadri dal basso è diventata cooptazione. Poi anche quei partiti sono scomparsi, e si è avuta la situazione attuale, fatta di correnti e gruppi, solo labilmente federati in una pseudo forma partito. Autofererenziali e fidalizzati a un leader.
La politica è diventata campo per leadership più o meno carismatiche. Si è spostata dalle aule delle istituzioni e dalle vecchie sezioni nei salotti televisivi.
Come fare, adesso, a ricostruire un partito (per me si chiama Pd)?
Bisogna avviare una grande rivoluzione culturale dal basso, imponendo l'autogoverno dei cittadini, non degli iscritti tesserati ma di coloro che col voto sostengono il progetto. Poi naturalmente ci dev'essere, il progetto: alto, visionario (cioè capace di una visione del futuro, non ricavato sulle esigenze immediate malamente interpretate e rappresentate), eticamente sostenuto da una classe dirigente al servizio dei cittadini.
Bisogna cambiare tutto o quasi tutto. In Sardegna questo partito sarà sardo, come in Liguria ligure e in Abruzzo abruzzese, perché non esiste politica se non alimentata dalla linfa che viene dal territorio, né partito che possa vivere lontano dalla società.
Ci vorrebbe un nuovo Gramsci per leggere la mappa dell'Italia di oggi, in tutte le sue intime contraddizioni, nella sua estrema frammentazione sociale e culturale (persino morale). Ci vorrebbe una intelligenza collettiva capace di leggere il presente guardando al futuro. E quindi nuovi gruppi dirigenti, più giovani, ma non solo anagraficamente (il Pd è pieno di giovani nati vecchi).
Insomma, caro Fausto, navigare in mare aperto, puntando la prua verso terre sconosciute. Ricordi il famoso scrittarello di Italo Calvino sulla grande bonaccia? Ecco, rileggiamolo: bisogna uscire dalla bonaccia. Ciao, e grazie.
Guido Melis










