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La tutela dell'ambiente e la politica: Saras e Progetto Eleonora

Il dibattito sulla mozione inerente il Progetto Eleonora della SARAS ha emesso un verdetto disperante: addirittura una parte importante del PD ha dato l'impressione di una sostanziale acquiescenza agli interessi di quei gruppi imprenditoriali che perseguono l'avida ricerca del profitto, a tutto discapito della salvaguardia dell'ambiente e della tutela della salute dei cittadini.

Eppure sarebbe bastato poco per farsi un'idea precisa di cosa sottenda il Progetto della SARAS: stare in mezzo alla gente, ascoltare i motivi del dissenso che, gli uomini e le donne convenuti ad Arborea da tutte le parti della Sardegna, hanno gridato ai tecnici dell'Azienda petrolifera. Avrebbero imparato tre semplici cose. La prima: le attività di ricerca mediante trivellazione sono invasive e potenzialmente inquinanti. La seconda: quei terreni hanno storicamente una vocazione economica di tipo agricolo e turistico-naturalistico e oltretutto sono confinanti con un'area protetta. La terza: quegli uomini e quelle donne hanno rivendicato il diritto di decidere il proprio presente e sopratutto il proprio futuro e non intendono delegarlo a chicchessia, tanto meno metterlo nelle mani di chi ha fatto del profitto la propria ragione sociale.

L'iniziativa del PD fa seguito ad un silenzio durato mesi, mentre tutt'intorno cresce il disastro ambientale che incombe sulla Sardegna. Silenzio difronte al contenuto esplosivo dell'indagine epidemiologica SENTIERI, che ha decretato che la Sardegna è la regione d'Italia più inquinata, e che a PortoTorres così come nel Sulcis e a Sarroch gli uomini e le donne muoiono di tumore della pleura e del polmone e i bambini presentano un eccesso di mortalità a causa delle condizioni morbose perinatali.

Silenzio difronte allo studio epidemiologico "Sarroch, ambiente e salute" che ha confermato l'alta incidenza di patologie neoplastiche a carico dell'apparato respiratorio, in conseguenza delle emissioni di benzene, idrocarburi e polveri sottili. Silenzio e fastidio difronte alle indagini di un magistrato coraggioso che ha denunciato i veleni di Stato, a Quirra. Ancora una volta si è preferito soggiacere al ricatto terribile che contrappone salute e lavoro: lavorare per sopravvivere, morire per lavorare.

Un ricatto odioso che per decenni ha messo in contrapposizione il lavoro e la salute, due diritti costituzionalmente garantiti. Vengono in mente le parole dell'ex ministro Fabrizio Barca, quando all'indomani di una visita in Sardegna, affermava: "i mali del Sulcis sono da imputare alla totale assenza dei partiti nei territori" e ancora "il Sulcis è una metafora generale, negli ultimi cento anni, sopratutto negli ultimi trenta, questa regione è stata presa in giro, generazioni di politici hanno promesso soluzioni dietro l'angolo".

La storia ci insegna che le più gravi nefandezze nei confronti dell'uomo e dell'ambiente in cui vive, avvengono quando la logica del profitto prevale sull'interesse generale, e si consumano con la complicità e la connivenza delle istituzioni. Quei silenzi evidenziano la distanza siderale che separa oramai una parte del PD, specie quella "incistata" nelle istituzioni, dai processi reali che agitano la società sarda, il fossato che divide il gruppo dirigente di quel partito dai bisogni, dagli interessi, dalle aspirazioni, dalle speranze, di una parte importante dei cittadini sardi. Da oggi in poi nessuno potrà dire "non sapevo", ognuno si assumerà le proprie responsabilità difronte alla legge e al popolo sardo. Per tutti deve valere il principio di precauzione: quando un modo di operare può avere conseguenze gravi sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di prove schiaccianti, bisogna sospenderlo. Il caso ILVA e la sentenza Eternit sono lì a ricordarcelo.

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