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Zona Franca: tra bottarga di Craxi e polli ruspanti
- 18 Luglio 2013
- Matteo Marteddu
Zona Franca per la Sardegna: un teorema che sta diffondendo una certa idea dello sviluppo, in un momento di gravissima recessione e di povertà incombente. E' il toccasana, dicono alcuni; il contrario sostengono altri. Nessuno si può illudere, salvo falsità intellettuali, che siamo alla vigilia del grande evento.
Ma si tiene accesa una fiaccola; nel paradosso della globalizzazione, persino del pensiero immediato, twitter, Fb, che l'Isola possa essere riferimento per liberi scambi, rendendo valore l'insularità, non strutturale diseconomia, è già indicatore di un dibattito giusto.
D'altronde quando per oltre cinquanta anni l'hanno depredata e incenerita, sradicando i suoi connotati boschivi e antropologici, la Sardegna era la zona franca del carbone, ne distribuiva agevolmente e con agevolazioni fiscali, pubbliche finanziarie, in mezza Europa civilizzata dei grandi banchieri e grandi imperi. Sarebbe anche un risarcimento storico. Dubito che il ceto politico regga la sfida.
L'Europa è lontana.
La Regione guadagna fama per essere spendacciona, inconcludente e non riesce neanche a dare corso alle volontà che il popolo liberamente esprime. Non credo che presentiamo credenziali di eccellenza. Si arranca. E si è perso tanto tempo.
Perché nascondere la polvere sotto il tappeto?
Ma il buco nero, anche rispetto alle tematiche della collocazione Europea e federalista della Sardegna, sono stati gli anni ottanta. Si sono giocati tra gli atteggiamenti ridicolmente piagnoni e genuflessi di presidenti e assessori regionali verso il governo Craxi, da una parte; memorabile il cofano della macchina del presidente del consiglio stracolmo di chili di bottarga, omaggio al leccaculismo istituzionale. Dall'altra i sogni della fantasia creativa di Mario Melis, che incrociavano e sbattevano sul burocratismo centralista del PCI che vantava la golden share di quella maggioranza. Per non parlare dei capetti regionali dell'opposizione DC, disponibili a qualsiasi spartizione nel banchetto vorace della clientela, sofferenti di allergia verso qualsiasi tentativo di elaborazione culturale appena appena sopra il loro naso. I nomi li potete trovare nelle rubriche dell'epoca.
Un buco nero, storico, devastante.
Se oggi si riprende a pensare, a studiare, a ragionare, a guardare oltre il contingente per ripensare un'idea di Sardegna , è comunque positivo. Chi si rifiuta solo di parlare di Zona Franca per ragioni tattiche, come leggo oggi, beh, è solo uno sbiadito ruspante da cortile.










