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Merce rara alla bancarella delle primarie

Se si va stancamente verso il 29, se non ci sono sussulti di entusiasmo, se paiono faccende burocratiche dei soliti noti, se le cosiddette primarie insomma sono così lontane dal comune sentire, non e' colpa del destino cinico e baro.

Quel 29, non so se finisce l'estate sarda, di sicuro si chiude un siparietto che neanche qualche polemica postuma, sulla dimensione dei manifesti, non sui contenuti, sta ravvivando. Il punto politico e' che, candidati e candidate non hanno colpito cuore e cervello dei sardi con un'idea o un progetto di Sardegna, alternativo alla palude attuale, alla saga delle clientele e al festival dell'inconcludenza degli attuali inquilini di villa Devoto; no!

Si sono prima assicurati, con una polizza che sa di falsari, la benevolenza dei capi bastone o ritenuti tali, in quel che resta del PD sardo, ritenendo che lungo strada lo stellone avrebbe, d'incanto, riempito il vuoto e prosciugato la palude. Anzi la tesi era: il programma lo facciamo con i Sardi. Contorcimento linguistico. Linea opposta al Soru format 2004. Ne consegue il vuoto in attesa di sbrigare il più velocemente la pratica. Deserto politico e culturale. O peggio ancora, le cronache pubbliche riportano l'indecente rincorsa al sognato poltronificio, il Suk arabo di Algeri, con puntuali e dettagliati scambi di favori tra candidandi e candidati, il tutto sotto l'ala protettiva d di chi sarà Presidente. Non un sussulto del comune senso del pudore e un cenno di smentita. Basso romano impero.

Eppure in questo 2013 ce ne sarebbe per un' idea di Sardegna alternativa. Piani paesistici, per es., e non cemento come filosofia di sviluppo. Affrontare il tema senza sotterfugi o con un colpo all'incudine e uno al martello. Sugli accordi di programma, cavallo di Troia che si vuole utilizzare come dicono, a Bosa, per riversare sopra Tentizzos e l'intera costa, colate devastanti di cemento. Certo su questo non potevano aspettarsi buona stampa da Zuncheddu o da chi ha devastato Monte Spada, con l'inferno di calcinacci e ruderi al sole che gridano scandalo e vendetta, o da chi stende le mani appiccicose sul colle di Tuvixeddu.

Forse potevano, candidati e candidata, raccordare un pensiero per produrre sviluppo attraverso scelte di modernità, per es. Parco del Gennargentu, come la cultura di oggi richiede, per gettare un ponte concreto dalle aree interne verso l'Europa e il mondo. E per dire di essere diversi e alternativi al PDL e al suo capo gruppo Pietro Pittalis, campione di conservazione dello status quo ante, che risulta essere il ricchissimo paese dei balocchi. Beh per queste scelte e per altre, tutte in capo alla guida della Regione, occorreva studio, cultura, coraggio. Merce rara nelle bancarelle del 29 settembre , giornata che sarà di grigiore e di occasioni mancate.

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