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Verso le elezioni regionali: autonomisti/indipendentisti/sovranisti
- 08 Ottobre 2013
- Alessandro Sanna
Dal 2009 ad oggi i 4 anni trascorsi sono stati politicamente delle ere geologiche. Sono nati movimenti, partiti, ed alcuni di questi con capacità di coinvolgimento ben oltre la sola ragione del fare presenza.
Il prossimo Consiglio Regionale probabilmente vedrà un voto frammentato almeno in 4 grandi blocchi: Centrodestra, Centrosinistra, Progres/SardegnaPossibile, Movimento5Stelle.
In tutto questo in Sardegna emerge un altro fattore distintivo, che la rende un laboratorio politico (cavia, come dicono alcuni) ancora più interessante: la nascita di tanti movimenti autonomisti/indipendentisti/sovranisti (declinazioni varie di un unico concetto: autodeterminazione) ricalca quello che è il momento storico della nostra Regione.
Vengono a crearsi nella società tanti movimenti per la scelta consapevole sull'uso del suolo, dell'energia, dei trasporti, del fisco, dell'industria, l'approvvigionamento idrico.
Già ora si vede come la prossima campagna elettorale sarà tutta incentrata sul concetto di autonomia declinato in varie maniere. Chi rimane fuori da questo argomento perde.
Mauro Pili con il suo movimento Unidos, Maninchedda e Sedda con il movimento sovranista, Michela Murgia ed il progetto di SardegnaPossibile, Cappellacci con uno scacchiere mediatico della campagna elettorale pensato tutto sull'autonomia.
Ed il Pd (insieme al M5S, che meriterebbe discorso a parte) che non riesce ancora a trovare il filo della questione. Dopo la posizione in Consiglio Regionale con la legge sugli Usi Civici firmata anche dal capogruppo Giampaolo Diana trasversalmente con altri appartenenti a varie forze politiche, osteggiata da tutti i movimenti e recentemente impugnata dal governo nazionale, apparentemente inconciliabile con la posizione di Soru e dei Soriani che forgiarono il famoso PPR con norme parecchio stringenti a proposito.
Come può la Barracciu, candidata designata dalle Primarie, fare una sintesi che dia una idea di autonomia su questo tema tra due posizioni così diverse di due suoi sostenitori ugualmente ingombranti?
Sulla questione Trasporti poco e nulla, a parte qualche dichiarazione del Segretario Lai a riguardo, ma molta poca struttura a riguardo. Sull'energia si ricorda ancora la pessima figura fatta dal gruppo in Consiglio Regionale a proposito del Progetto Eleonora, che andò contro ad una precisa indicazione emersa dalla Direzione Provinciale di Oristano, schieratasi con un No preciso al Progetto. In seguito esplose il movimento del No ad Arborea, con il risalto mediatico che ricordiamo, e Michela Murgia ebbe gioco facile ad infilarvisi.
Ecco, dico queste cose per confermare la teoria che chi non riesce ad avere posizioni nette sull'argomento autodeterminazione con i Sardi, non potrà vincere le prossime elezioni regionali. E chi ha avuto posizioni almeno contraddittorie sull'argomento in passato non si sogni di presentarsi ripulito agli elettori, non funzionerà.
I Sardi, una buona parte dei Sardi ha capito che può prendere in mano il proprio destino e comandarlo, ed influire su scelte strategiche che vengono ad interessare il proprio territorio. È di questi giorni la notizia del braccio di ferro tra GianPaolo Marras (Sindaco di Ottana) ed il gruppo Clivati sulla riconversione dell'impianto di ottana a centrale a carbone, e sul No ai progetti "Martis" e "Sedini" in Gallura riguardanti trivellazioni per la ricerca geotermica, giusto per aggiungere due dati al pallottoliere.
Che ne sarà di questi movimenti spontanei che nascono dal territorio? La domanda vera sarebbe: chi può tradurre le istanze di questi movimenti in azioni politiche di respiro regionale? C'è qualcuno che può legare questi fili e creare, per esempio, un piano energetico regionale ed un piano industriale regionale che rispondano ai criteri che i cittadini richiedono e che abbia integrata la difesa senza quartiere del primo bene pubblico, l'ambiente? C'è qualcuno con la credibilità necessaria per rimettere in discussione la questione dell'acqua, tornando come si dice da più parti ad un concetto di sovranità diffusa restituendo la gestione ai comuni?
Non Cappellacci o Mauro Pili, la loro azione politica nel passato parla per loro, con il primo che lascia la Sardegna in condizioni peggiori di quelle del 2009, tentando un rigurgito di popolarità con la questione "zona franca". Chi riuscirà a rispondere in maniera convincente a queste domande potrà vincere le Regionali, a mio avviso. Ci sono 5 mesi davanti a noi.










