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Istruzione in Sardegna: eredità del governo Cappellacci e obiettivi per il futuro

Francesco Pigliaru, candidato del centro sinistra alle prossime elezioni regionali del 16 febbraio, ha inaugurato la sua campagna elettorale sui social media, parlando di 'istruzione' ("Ripartiamo dalla scuola. Garantiamo un'istruzione di qualità a ragazze e ragazzi della Sardegna. Restituiamo loro il futuro"). La scuola è e sarà il driver principale che potrà concederci maggiori chance di competere nel futuro. Non cisono alternative.

Come sta la Sardegna su questo fronte? Ha ragione Pigliaru ad affermare che l'istruzione nell'era Cappellacci è stata solo "d-istruzione"?

I principali indicatori disponibili e utilizzati normalmente per descrivere questi fenomeni evidenziano che c'è stata un'involuzione complessiva della performance della Sardegna, con un peggioramento in quasi tutte le dimensioni considerate. Il grafico che segue confronta il 2008 (utimo anno del governo di centro-sinistra, a cui viene assegnato un valore pari a 100) e il 2012 (ultimo dato reso disponibile dalle statistiche ufficiali, ISTAT e EUROSTAT): nell'arco del periodo considerato, è cresciuta la dispersione scolastica e la quota di NEET (coloro che sono esclusi sia dall'istruzione, che dalla formazione e dal lavoro); si è contratto il tasso di scolarizzazione superiore e dell'istruzione terziaria nella fascia 30-34 anni; il tasso di formazione permanente in età adulta risulta invece uguale.

Vediamo alcuni numeri e indicatori, che possono rappresentare una buona proxy dello stato di salute del sistema regionale di istruzione e formazione sardo.

Dispersione scolastica

Una delle principali criticità italiane, e delle regioni del Mezzogiorno, è rappresentata dalla dispersione scolastica, ossia dai ragazzi che abbandonano prematuramente gli studi. A fronte di un obiettivo di servizio del 10% entro il 2013 (ora rettificato in unobiettivo nazionale del 15/16%, da raggiungere entro il 2020), la Sardegna fa segnare nel 2012 un valore pari al 25,5% di 18-24enni con al più la licenza media, che non frequentano altri corsi scolastici o svolgono attività formative superiori ai 2 anni. Dopo una riduzione tra il 2006 e 2009, ha ripreso a crescere con costanza.

Con il 25,5% della dispersione scolastica, la Sardegna rappresenta il fanalino di coda delle regioni italiane, superata da tutte le regioni del Mezzogiorno. Nel 2008, l'indicatore faceva invece segnare il 22,9%, che collocava la Sardegna in una posizione sempre critica ma relativamente migliore; altre 4 regioni facevano peggio, ma tutte quante hanno migliorato nel frattempo la loro prestazione, scavalcando la Sardegna in soli 4 anni.

NEET (Not in Education, Employment or Training)

L'altra faccia della medaglia della dispersione scolastica è rappresentata dall'esclusione dei giovani, non solo dall'istruzione, ma anche da mondo del lavoro e della formazione professionale. E' un fenomeno che si sta aggravando in Italia e in Europa. In Sardegna, la quota di giovani (18-24 anni) esclusi dalla filiera istruzione-lavoro-formazione ha raggiunto il 33%, un livello superiore a quello nazionale. In oltre 2 anni è cresciuto di 6 punti percentuali.

Tasso di scolarizzazione superiore

Un altro grave ritardo della Sardegna rispetto alle altre regioni italiane è rappresentato dal tasso di scolarizzazione superiore, cioè dei ragazzi e ragazze di 20-24 anni che hanno conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore. Al 2012, questo indicatore fa segnare in Sardegna il valore più basso a livello nazionale (63,1%), ben lontano dal 77,1% del livello nazionale.

Dal 2009 ad oggi, inoltre, la situazione è peggiorata, passando dal 70,3% del 2009 (picco più alto della serie storica) al 63,1% del 2012.

Istruzione terziaria

Tra gli obiettivi inseriti nella strategia di Europa 2020, rientra quello relativo alla quota di popolazione di 30-34 anni con titolo di laurea o post-laurea, per il quale l'Italia ha condiviso il target del 26/27% da raggiungere entro il 2020. La Sardegna si colloca attualmente 10 punti percentuali sotto questo target. Fa peggio del dato medio nazionale e anche delle regioni del sud. Nonostante un leggero miglioramento tra il 2009 e 2011, l'ultimo anno ha fatto segnare una preoccupante inversione di tendenza, che ha riportato la Sardegna al di sottodel valore del 2008.

Lifelong learning – formazione permanente

Per quanto riguarda la formazione permanente, misurata in termini di popolazione 25-64 anni che frequenta un corso di studio o di formazione professionale, si osserva che il livello attuale (2012) è pari a quello raggiunto nel 2008, con un'oscillazione negli anni precedenti. Ancora lontano l'obiettivo del 15% da raggiungere entro il 2020.

Competenze 15enni in matematica, lettura e scienze

I recenti dati dell'ultima indagine OCSE PISA 2012 non sono per nulla rassicuranti. In alcuni casi si segnalano dei progressi rispetto alla precedente indagine del 2009, ma questi sono di gran lunga insufficienti rispetto al resto del paese.

Così ad esempio, rispetto alle competenze matematiche, si segnala una leggera crescita della quota di studenti con elevate competenze (almeno il quarto livello), ma anche una crescita di coloro che hanno invece competenze scarse (al massimo il primo livello).

Relativamente alle competenze in lettura, invece, si osserva una crescita della quota di studenti con competenze scarse ed una leggera riduzione di coloro con livelli maggiori.

Infine, per quanto riguarda le competenze scientifiche, si osserva una leggera riduzione della quota di studenti con un livello scarso, ma non a vantaggio dei livelli più elevati (quarto ed oltre), che si contraggono leggermente.

Questa breve analisi non vuole essere esaustiva, ma credo fornisca alcuni elementi incontrovertibili rispetto all'inefficacia sostanziale delle politiche pubbliche messe in campo in questi anni, dalla Regione in primis, e sugli sforzi e obiettivi necessari per poter avvicinarci (e possibilmente raggiungere) gli obiettivi e target condivisi siaa livello nazionale che europeo dei prossimi anni.

Mettere al centro delle politiche della Regione la scuola e l'istruzione non può rappresentare uno slogan. Non può limitarsi ad esso. E' quindi poco credibile sentire da chi ha governato fino ad oggi la Regione che la scuola e l'università siano tasselli fondamentali per la Sardegna di domani, quando i dati raccontano un'altra storia e quando si osserva che le risorse messe in campo si sono ridotte (come ad esempio, si sono ridotte le borse di studio finanziate con il Master&Back) o sono state disperse in interventi di non eccelsa qualità.

@claudiomurabo

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