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Cultura ed impresa: una nuova strategia per Nuoro e le zone interne

Il tema della valorizzazione della cultura e dei beni culturali è molto caro a Confindustria, che sia a livello nazionale ma anche a livello locale, vede la cultura come un motore dello sviluppo e nuova leva per la crescita dei territori. Il tema è stato inserito tra le priorità del documento che Confindustria Sardegna Centrale ha consegnato ai candidati alla Presidenza alle prossime elezioni regionali ed è strategico per una politica di rilancio del centro Sardegna e delle sue zone interne.

Le tante valenze del consistente patrimonio di beni e imprese culturali nel Nuorese sono emerse chiaramente nel corso del convegno che Confindustria Sardegna Centrale ha organizzato il 24 gennaio a Nuoro dove la sorprendete partecipazione di pubblico all’evento ha dimostrato quanto interesse ci sia per le potenzialità del settore culturale nel nostro territorio.

Le industrie culturali Ma qual è il perimetro delle imprese culturali? Anzitutto citiamo le industrie culturali in senso stretto: quali per esempio radio, tv, editoria, stampa, musica, cinema, software. Ci sono poi le industrie creative, come comunicazione, grafica, design, architettura, moda e artigianato artistico. Quindi il comparto dell’intrattenimento, costituito da convegni, fiere, spettacoli, manifestazioni. Ed infine si ricorda il patrimonio storico-artistico: musei, biblioteche, siti storici.

Il peso sull’economia In Italia, appartengono al sistema delle industrie culturali 458.000 imprese con 1.400.000 occupati, per un valore aggiunto di 75,5 miliardi. Questo è il sistema privato. Se aggiungiamo anche il pubblico e il no profit, quei 75,5 miliardi di euro diventano 81 miliardi di euro, cioè il 5,8% dell’intera economia italiana. E rispetto agli altri settori economici, questo comparto, anche nei periodi della crisi, dal 2007 ad oggi, è in crescita. Per esempio, nel 2012 è cresciuto dell’0,1% rispetto al 2011. Va poi considerato il cosiddetto effetto moltiplicatore che il sistema cultura genera sugli altri settori, che vale 1,7. Quindi gli 80 miliardi di euro di valore aggiunto generano economia per altri 133 miliardi. Le industrie culturali contribuiscono a generare pertanto il 15,3% dell’intera economia italiana. Sussiste inoltre un effetto moltiplicatore anche sul turismo, perché è stato calcolato che sui 72,2 miliardi di euro della spesa turistica annuale in Italia, ben 26,4 – cioè il 26% derivano dal settore della cultura. Il turismo culturale insomma. Questo valore è un po’ inferiore in Sardegna, dove è pari al 22,4%. Altro dato molto interessante è quello relativo all’export. Se consideriamo le filiere produttive italiane che esportano, come la meccanica, la chimica-farmaceutica, la metallurgica, risulta che la filiera culturale è al quarto posto in Italia, con 39,4 miliardi di euro di export. Ma la cosa ancora più interessante è che, se andiamo a vedere il cosiddetto surplus, ovvero la differenza tra ciò che esportiamo e ciò che importiamo, il saldo del settore cultura è positivo ed è secondo in Italia, subito dietro alla filiera meccanica. È positivo per 22,7 miliardi di euro. Cioè noi esportiamo i prodotti della nostra industria culturale, e in questo settore esportiamo molto di più di ciò che importiamo. Possiamo confrontare questi dati con la filiera agroalimentare, altro settore strategico per l’Italia che esporta per quasi 32 miliardi di euro. Però in realtà il saldo è negativo per circa 8 miliardi di euro. Quindi la cultura vale il 10% dell’intero export italiano e nel 2012 l’export è aumentato del 3,4%, mentre l’import di cultura è diminuito del 5,7. Nonostante il periodo di crisi, il settore delle industrie culturali regge alla crisi: non diminuisce ma anzi incrementa le performance ed il suo peso per la nostra economia.

Le criticità I dati indicati sono tutti positivi, ma indubbiamente non è tutto rose e fiori, perché ci sono molte criticità in Italia. Innanzitutto il problema delle risorse pubbliche a disposizione del settore che sono diminuite di 1,3 miliardi di euro dal 2008 ad oggi. C’è poi la mancanza di programmazione, l’inseguire le emergenze. Quindi il calo dei consumi culturali: le famiglie italiane purtroppo, per effetto della crisi, stanno consumando anche meno cultura. C’è stato un calo complessivo del 4,4% nel 2012, dopo 10 anni ininterrotti di crescita siamo tornati ai livelli del 2002. Insomma la gente compra meno libri, va meno al cinema, va meno al teatro, perché chiaramente si risentono gli effetti della crisi. Infine rileviamo la scarsa attrattività dei nostri musei. In Italia sono stati persi 4 milioni di visitatori nel 2012, -9,5% rispetto al 2011. A Londra, a Parigi e a New York, se prendiamo solo i primi 5 musei di queste tre città, i visitatori nel 2012 sono stati rispettivamente 25 milioni a Londra, 23 milioni a Parigi, 15 milioni a New York. Tutti i 49 musei statali di Roma hanno registrato invece solo 14 milioni di visitatori. In Italia esistono 420 musei pubblici e ci sono “soltanto” 36 milioni di visitatori. Ciò dipende dalle scarse capacità gestionali. I musei esteri, a Londra, a Parigi, sono organizzati: ci sono i book-shop, ci sono le caffetterie, ci sono i ristoranti. In Italia i numeri sono veramente ridicoli. Nei 420 musei pubblici italiani ci sono solo 3 ristoranti e 13 caffetterie. Insomma, c’è qualcosa che non va e che bisogna meglio organizzare.

La galassia culturale nuorese Tornando al nostro territorio, osserviamo che anche a Nuoro e Provincia sussiste un notevolissimo patrimonio culturale. Possiamo contare su 4 case editrici, 10 compagnie teatrali, 3 festival internazionali, 15 gruppi di maschere tradizionali, 61 gruppi folkloristici, 73 gruppi a tenores, 31 cori polifonici, 32 musei tra i quali il Man, del Costume ed il Ciusa, 359 siti archeologici, le Fondazioni Nivola, Asproni e Cambosu. E ancora il teatro Eliseo, la Biblioteca Satta, l’Isre. L’Università nuorese e l’Ailun. A Nuoro e dintorni sono nati ed hanno operato artisti e letterati importanti come Ciusa, Satta, Delitala, Nivola, Deledda, ed i contemporanei Fois e Niffoi. Grazia Deledda ha vinto il Premio Nobel per la letteratura e sembra quasi che a volte ce ne dimentichiamo. Ci sono in Europa città e cittadine, che su un premio Nobel, su un artista importante, fondano fette importanti della loro economia. Non voglio dire che bisogna sfruttare solo commercialmente la figura di Grazie Deledda, ma evidentemente si potrebbe fare molto di più. Perché sembra quasi che questa importante opportunità non venga tenuta da noi in considerazione. Insomma possediamo un patrimonio culturale di tutto rispetto, arricchito ancora oggi anche da notevoli fermenti creativi grazie all’opera di tanti intellettuali, artisti ed associazioni. Sussiste poi un interessante patrimonio di imprese. Infatti nella Provincia di Nuoro operano 1541 imprese culturali con 2700 occupati e 106 milioni di valore aggiunto. Oltretutto deteniamo anche un piccolo primato: la nostra provincia si colloca all’ottavo posto in Italia per numero di imprese culturali dirette da donne. I dati sono di tutto rispetto ma se andiamo a radiografare meglio questo patrimonio osserviamo che vale solo il 4% del valore aggiunto complessivo della provincia di Nuoro, e solo lo 0,4 di quello della Sardegna. Insomma, si potrebbe fare molto ma molto di più. Occorre soprattutto valorizzare il nostro patrimonio culturale come leva per rilanciare l’economia e creare sviluppo ed occupazione.

Occorre fare sistema Nel nostro territorio osserviamo una scarsa integrazione tra i settori e politiche culturali non all’altezza. Faccio un esempio per tutti: pochi turisti delle coste vengono a visitare i musei ed i beni culturali dell’interno. È assente un sistema cultura, ad esempio è scarso il coordinamento tra enti e tra pubblico e privato. Penso a un calendario unico degli eventi. Penso a un biglietto unico dei musei. Penso ad un unico portale web con l’offerta turistica e, perché no, a una Nuoro Card. Se andiamo a Parigi c’è la Parigi card, idem a Londra. La Nuoro Card potrebbe comprendere, per esempio, un pacchetto con la visita ai musei, con gli sconti per alberghi, negozi, e visite ai laboratori di artigianato e dell’agroalimentare. Ci sarebbero tante azioni da intraprendere e tantissimi “prodotti” che noi potremmo venderci, per fare economia e creare occupazione, mantenendo le nostre identità e le nostre specificità.

Imprese culturali eccellenti in Sardegna Tra gli esempi positivi a livello nazionale, citato da più parti come eccellenza, dal rapporto Federculture al rapporto Symbola, c’è senz’altro la Fondazione Barumini. Il complesso nuragico di Barumini, il Nuraghe per antonomasia, è patrimonio dell’Unesco dal 1997. Bene: nel piccolo paese di Barumini, il Comune è riuscito a creare un sistema culturale, basato su questo bene, che via via si è ampliato. La Fondazione è uno strumento di gestione e valorizzazione del sito, divenuto anche polo di ricerca, scuola di scavo e di restauro. Ha 66 dipendenti e 100.000 visitatori l’anno. È la più grande azienda sarda nel settore culturale. Tra l’altro riesce anche in buona parte ad auto-finanziarsi.

Le nostre proposte Chiediamo che il Comune attui quanto previsto dal Piano Strategico. Nuoro ha da anni predisposto un piano strategico, è stata realizzata una programmazione importante. La prima linea d’azione prevista dal piano strategico – in sintonia con quanto noi stessi come Confindustria sosteniamo – pone la cultura tra le leve dello sviluppo. Occorre ora rendere operativo questo piano, avviando adeguate azioni di marketing territoriale e promuovendo le necessarie forme di partenariato tra pubblico e privato. È vero che sussiste il problema delle risorse, però esse possono essere reperite con una seria progettazione e con l’utilizzo dei fondi strutturali europei.

Secondo: sollecitiamo la Regione a sostenere le imprese culturali ed assicurare fondi certi ad enti, istituzioni e manifestazioni culturali del territorio. Ogni anno è necessario chiedere, si potrebbe dire elemosinare, le risorse previste da leggi e delibere regionali per l’Università nuorese, l’AILUN, la biblioteca Satta, il MAN, il festival internazionale L’Isola delle storie … e potrei fare un elenco anche più lungo … cioè le risorse che spettano a questi enti, che sono fondamentali per la cultura nuorese. L’Università a Nuoro è un nostro must. Non ce la deve toccare nessuno e vogliamo anzi possibilmente svilupparla. Ogni anno le risorse dovute arrivano con ritardo e diminuiscono, impedendo agli enti di programmare con efficacia. E non è un problema di colore politico. Che ci sia la destra o la sinistra, è sempre la stessa cosa: ogni anno occorre fare pressing e chiedere interventi miracolosi ai nostri rappresentanti in Consiglio Regionale.

Terzo: gli enti e le associazioni costituenti rendano operativo il Distretto Culturale nuorese. Il distretto culturale è già nato, però dobbiamo dargli gambe. È stato creato il primo germe, ma evidentemente l’obiettivo è quello di allargarci a tutti gli stakeholders, a tutte le istituzioni, agli enti ed imprese culturali del territorio. Stiamo chiedendo al Comune di Nuoro di aderire, perché gli enti locali hanno un ruolo fondamentale.

Quarto, la Regione elabori un piano ad hoc per la Sardegna Centrale e le sue zone interne sulla base delle proposte presentate da Confindustria ai candidati presidenti alle elezioni del 16 febbraio. Nel nostro documento un ruolo chiave per il rilancio economico è stato da noi assegnato all’industria culturale. Questo settore, insieme agli altri, può effettivamente agire da stimolo per lo sviluppo dei nostri territori fortemente penalizzati da un crescente e progressivo spopolamento e declino economico e sociale. Perché non ci sarà ripresa e sviluppo per la Sardegna se all’interno dell’isola resta un buco nero.

Chiudo con un’ultima annotazione. Ho avanzato delle proposte concrete e per attuarle occorrono anche le risorse. Uno strumento importantissimo è costituito dall’utilizzo dei fondi strutturali europei per il 2014-2020. Ecco, l’Unione Europea e poi anche lo Stato italiano hanno ritenuto strategico il tema della cultura per la spendita dei fondi europei. Hanno inoltre ritenuto strategico che buona parte dei fondi strutturali europei vengano destinati alle Zone Interne. La Regione ha in parte recepito questo input, tant’è che ha predisposto un documento strategico unitario – dove oltre alle priorità definite per le Zone interne – ha previsto con l’obiettivo 6 di tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse indicando azioni atte ad aumentare la competitività dell’industria culturale e creativa. Quindi gli strumenti per reperire le risorse per la Sardegna Centrale e per la cultura ci sono. Adesso dopo la programmazione occorre far partire i progetti. Ciò che chiediamo è che, la Sardegna Centrale, sia messa nelle condizione di ottenere queste risorse, certo non solo per il nostro sistema culturale ma per tutto il territorio. Questo è un tema essenziale che la Regione Sardegna ed i nostri enti locali devono portare avanti con il massimo impegno, competenza e velocità.

* Presidente Confindustria Sardegna Centrale

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