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Un “sogno” finito

Sì, è la fine di un "sogno." Oggi 7 luglio scadono i termini per la vendita all'asta dei macchinari del Calzificio Queen, la società fallita due anni fa. Il 6 ottobre verrà venduto l'intero complesso immobiliare. E' la fine di un sogno.

E' la fine di un progetto industriale, quello tessile, che tante speranze aveva creato in questi decenni in tutto il territorio della Sardegna centrale. Centinaia, migliaia di posti di lavoro, di cui l'80% donne, non esistono più. Fabbriche desolatamente chiuse a Tossilo Ottana e Siniscola. Un deserto, un triste e malinconico deserto

Conosciamo le cause che hanno portato a questa conclusione. Ne abbiamo parlato molto diffusamente in altri articoli, ne abbiamo discusso in tanti convegni. Appare inutile ripetere il solito elenco delle inadempienze della politica nostrana, a cui si aggiungono fattori che coinvolgono i mercati e l'economia a livello mondiale. Vogliamo invece accennare al silenzio che ha caratterizzato l'annuncio della vendita delle attrezzature e degli impianti del calzificio Queen. Ne ha parlato solo qualche giornale, in una parte molto marginale. E poi silenzio. Silenzio della politica, delle istituzioni, silenzio del mondo sindacale e imprenditoriale, silenzio dei telegiornali sardi.

Si parla invece della ripresa di alcune fabbriche del Sulcis, della Matrica e della chimica verde di Porto Torres, del San Raffaele di Olbia. Se ne parla a tutti i livelli, politici e istituzionali, e con tutti gli strumenti informativi oggi disponibili. E questo vogliamo sottolinearlo in termini postivi. Non si parla però più di Tossilo. E di questo prendiamo amaramente atto.

Il Calzificio Queen poteva essere recuperato? L'assessorato regionale all'industria ha fatto il possibile per individuare qualche gruppo industriale e rilevare lo stabilimento? Non ho elementi per poter dare risposte a queste domande. Posso solo sostenere che senza quei macchinari messi in vendita e senza quella struttura l'iniziativa di alcuni ex dipendenti,organizzati in cooperativa, di acquisire parte delle attrezzature e dello stabilimento e di riprendere la produzione non ha più futuro né prospettive reali. E con questa iniziativa muore definitivamente anche il tessile nel nostro territorio e nella provincia di Nuoro.

In alcune parti d'Italia, in particolare Lombardia, Emilia e Veneto, gli operai dell'azienda in crisi diventano imprenditori con la collaborazione del sistema cooperativistico e con il sostegno delle istituzioni e delle regioni. Molte le aziende in crisi recuperate e rilanciate in questo modo. Noi in Sardegna non ci siamo ancora riusciti. Manca un patto di forte collaborazione tra alcuni soggetti : Regione, istituzioni locali (territorio), sindacato e mondo cooperativistico. Non è matura l'idea di una nuova economia della partecipazione, di una nuova forma di democrazia economica.

P.S. In un convegno di qualche giorno fa la Confindustria della Sardegna centrale del Presidente Bornioli, alla presenza dell'Assessore regionale alla Programmazione, ha presentato un progetto, molto articolato, per il rilancio dell'economia della Sardegna centrale e delle sue zone interne. E' sicuramente una importante iniziativa che può produrre dei risultati positivi nella misura in cui si saprà costruire attorno a questo progetto l'unità e la mobilitazione del territorio interessato. Diversamente rischia di diventare un'altra occasione sprecata.

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