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L'Università insegna quel che la politica distrugge

In prossimità dell'inizio del nuovo anno accademico 2014/2015, per la sede Universitaria di Nuoro si ripresentano tutti i problemi ormai incancreniti dal passare degli anni. A Nuoro ho compiuto il mio percorso formativo nel corso di Scienze Forestali ed Ambientali, conclusosi a luglio di quest'anno. Dalla mia iscrizione ad oggi, ho sperato più e più volte che l'anno successivo sarebbe stato quello della svolta, la linea di demarcazione tra una situazione precaria e le solide basi di cui necessita una sede universitaria, tali da assicurare un futuro certo e limpido dei nostri corsi.

Sulla situazione dell'Università a Nuoro, in 20 anni, si è detto e scritto molto, al punto che continuare ad analizzarne le vicende, soprattutto politiche, pare quasi tedioso e banale.
Ma il nodo sta proprio li, più nella politica nuorese che nell'Università in se.
Questa infatti è la prima responsabile dell'attuale situazione, che accumulando ritardi, non è riuscita ad imporsi sulle scelte regionali, arrivando ancor più divisa e debole al braccio di ferro con lo stato per la realizzazione del campus universitario in viale Sardegna.

A mio avviso, già al momento dell'istituzione, ci si è illusi di poter fare il passo più lungo della gamba, ponendosi come obiettivo la creazione di un terzo Ateneo regionale. Col senno del poi, questa scelta si è mostrata decisamente irraggiungibile per quel tipo di politica territoriale.
Di questo rimane traccia solo nel linguaggio giornalistico, quando si parla di Ateneo nuorese, di sede gemmata di Nuoro, di Facoltà di Scienze Forestali o di Giurisprudenza ed altre espressioni similari. In un periodo di "razionalizzazioni", tagli lineari e fuga dal territorio di sedi governative, l'Università Nuorese non può essere ancora proposta come terzo Ateneo. E' spaventoso che qualcuno ancora paventi questa strada.

No, Nuoro non è una "sede gemmata" dalla quale deve sorgere un altro ateneo, ma il ramo di uno stesso albero che con le sue foglie assorbe anidride carbonica e libera ossigeno la dove serve. Una sede periferica dove si svolgono corsi di qualità utili per quel territorio e che porta con se tutte le esternalità tipiche di cui si avvantaggia l'economia cittadina e provinciale in genere. E' questa la realtà che va difesa.

Risulta infatti ancora valida l'idea del il primo polo Ambientale della Sardegna, al quale si potrebbero eventualmente associare altri percorsi formativi che svolgerebbero un ruolo accessorio basato sulle esigenze socioeconomiche territoriali.

L'unico vincolo quindi è quello di tenere corsi unici, non presenti in Sardegna. Questi sarebbero solidi pilastri su cui poter costruire il futuro universitario poiché le stesse Università madri li difenderebbero anche solo per l'impossibilità di riaprirli in altre sedi (cfr. Agraria). Il compito della politica sarebbe quello di creare un terreno fertile dove ospitare corsi di eccellenza stabili.

Purtroppo questa logica non sempre viene accettata di buon grado, e in tempi di magra, dietro lo scudo della diffusa digitalizzazione, si è propensi ad istituire e difendere con le unghie e con i denti dei corsi virtuali, i cui frutti non possono che essere effimeri.
Questi risultano slegati non solo dalle vocazioni di questo territorio, ma anche dalla realtà universitaria, che vede alla sua base, la maturazione dei rapporti docente studente che uno schermo televisivo ed una flebile connessione internet non possono sicuramente surrogare.

Degli attuali corsi presenti a Nuoro, quello di Scienze Forestali e Ambientali del Dipartimento di Agraria è il solo ad essere unico in Sardegna.
Per questo, a mio giudizio, deve essere considerato fondamenta della struttura universitaria nuorese, senza il quale si avrebbe una realtà doppione di altre, ma di qualità inferiore.
In realtà, una certa politica, non gli dedica più le attenzioni che meriterebbe, come se fosse un diritto acquisito che non necessita più di una difesa. Che tristezza.

A questo si aggiunge la mancata stabilizzazione amministrativa.
Difatti il Consorzio per la Promozione degli Studi Universitari è oramai commissariato da cinque anni, determinando di suo una forma di precarietà gestionale di non poco conto. In questa situazione è impossibile effettuare una programmazione congrua e una razionalizzazione della spesa diligente.
Si parla ancora dell'istituzione della fondazione, ma questa continua ad essere osteggiata e ritardata preferendo un organo che non ha più la forza politica di un tempo.

Come se non bastasse, si aggiunge l'incertezza riguardo l'entità e la puntualità dei fondi assegnati annualmente dalla Regione Sardegna che ha accumulato nel tempo un debito considerevole, con dei ritardi nei pagamenti risalenti al 2013.
Per tale condizione, la Cooperativa Ecotopia, che gestisce operativamente i servizi logistici, lo scorso maggio, si è vista costretta ad una forma estrema di dissenso sfociata nella simbolica riconsegna delle chiavi al Consorzio universitario con la conseguente chiusura di tutti gli stabili.
Fortunatamente l'Assessore regionale Firinu ha mostrato una grande sensibilità al problema saldando in tempi piuttosto brevi almeno il conto aperto del 2012. Ma è solo una pezza.

Per quanto ci si deve trascinare ancora in questa situazione? Quand'è che la politica del territorio Nuorese parlerà con una sola voce in difesa della sua sede universitaria? Si sta aspettando che siano altri a prendere una decisione, salvo poi lamentarsi delle conseguenze?

Si ha bisogno di scelte politiche responsabili che aggrediscano i problemi alla radice e in tempi brevi, evitando che il nuorese subisca un'ulteriore emigrazione giovanile.

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