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A proposito di Ottana…

A volte, avere una proposta politica per il rilancio di un territorio costa caro. Soprattutto se hai un'idea diversa, fuori dagli schemi. Il tema è controverso... dal primo giorno di campagna elettorale ho rivendicato un'autonomia di scelta del paese, proponendo un punto di vista in più, una chiave di lettura del futuro, dove Ottana non era più accodata ad accettare incondizionatamente le scelte di altri, ma esprimeva una propria posizione.

Facili le incomprensioni, le strumentalizzazioni e gli aspri confronti, ma mentre in tanti giudicavano il mio comportamento come poco affidabile, perché il sindaco che ospita un agglomerato industriale non può, a prescindere, non chiedere soldi per il settore, io elaboravo una proposta alternativa, composta da tre linee: le produzioni del futuro, la nascita di un distretto dell'agroalimentare e il museo diffuso. Mi piace sottolineare che qualcuno è ancora lì, pigramente ad aspettare qualcuno che dall'alto e in un solo colpo, risolva la situazione.

Così, con studi e indagini, ho capito che l'industria ha un futuro, ma se vogliamo che si ripeta quella stagione straordinaria degli anni 70, dove è innegabile la crescita del territorio, non possiamo fare le stesse cose di allora: quella stagione ha avuto successo finché è stata innovativa, dal punto di vista tecnologico prima e sociale poi.

Oggi l'industria petrolchimica soffre ovunque, figuriamoci nell'entroterra di un'isola! Oggi l'industria sta cambiando, nelle infrastrutture, nei modi e nelle produzioni ecocompatibili: le mie interlocuzioni sono rivolte ad avviare diverse iniziative su fab lab, start up, seconda vita delle materie prime e nanotecnologie, sostenute da circuiti con monete complementari. La nostra capacità sta nel realizzare interventi in grado di ospitare iniziative di questo tipo, con responsabilità nei confronti del territorio.

La seconda linea di intervento riguarda la riconversione dell'area della ex Legler, L'idea politica che caratterizza questa proposta è che la Regione si fa STATO, e con fondi Europei e Statali, raccoglie le proposte di sviluppo dei territori: in questo caso recupera dalla vendita all'asta terreni e infrastrutture della ex Legler e le rende autonome dal punto di vista energetico con le energie rinnovabili più avanzate, mettendoli poi in affitto tramite bando o a imprenditori del settore (che avrebbero l'obbligo di assumere dipendenti in mobilità) o a cooperative formate direttamente dagli ex dipendenti.

Il Progetto "Serras" è orientato al conseguimento congiunto di obiettivi essenziali per i paesi del circondario, come quelli del riscatto sociale e della responsabilizzazione delle maestranze, del recupero ambientale del territorio, della riscoperta della migliore tradizione agro - alimentare della Barbagia, della crescita economica e della creazione di importanti opportunità di lavoro.

La legler conta su circa 773 ha di terreni di cui 3 circa sono superfici coperte, non necessitano di interventi di bonifica, in quanto mai interessati da attività industriali; i terreni sono costeggiati dal fiume Tirso e sono forniti di strade di accesso e di penetrazione. Le superfici coperte, che potrebbero essere adibite alla trasformazione dei prodotti, sono raggiunte da acqua, energia elettrica, scarichi dei reflui e condutture di vapore; i capannoni, dopo la vendita all'asta dei macchinari, sono ormai vuoti.

Non possiamo ignorare la nostra storia, né possiamo affidare ad un solo settore la speranza di sollevare le sorti di un territorio cosi provato dalla crisi: la cultura deve essere una leva importante dal punto di vista formativo e turistico, nasce da questa considerazione l'idea del museo diffuso. Ottana ha un territorio che dialoga continuamente e racconta la sua storia e le sue storie: dal paleolitico al romanico con il suo splendido medioevo.

Il territorio e' la prima sala del museo, la nostra piazza di s. Nicola è la stanza a cielo aperto che accoglie e accompagna il visitatore in un percorso storico che attraversa il tempo, dalla muraglia megalitica ai protonuraghi,
dai simboli dei riti propiziatori del carnevale al romanico-pisano della cattedrale, che per quasi cinque secoli ha ospitato la Sede Vescovile.

Il museo prende forma dal territorio che lo suggerisce e lo sostiene, se non fosse così, avremmo a che fare con un'entità slegata dalla vita del territorio stesso e che interesserebbe solo poche persone. Il museo che sto facendo nascere lo vedo come un mosaico di elementi che ospitano i temi, a volte in case museo, a volte all'aperto con il supporto esplicativo multimediale; essi cioè sono pensati all'interno di un progetto e di un racconto.

Un museo VIVO, costantemente in costruzione che propone un bene immateriale, fatto di cultura, tradizioni popolari, carnevale, canti e che vive della vita dei suoi abitanti , valorizzando e mostrando le storie interrotte, sepolte, dimenticate: un'esperienza unica e irripetibile.
Un museo oggi non può non essere produttivo di qualcosa: la sua produttività dipende dalle capacità che il territorio e chi la abita riesce ad offrire nel modo più sentito e genuino.

Questa è la nuova storia che ho cercato di impostare per il futuro di Ottana, un percorso di sviluppo dove l'innovazione si fa per tradizione, attraversa le produzioni industriali, quelle agroalimentari e sostiene un generale e collettivo progetto culturale.

* Sindaco di Ottana

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