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Una Nuova Questione Sarda

Un appuntamento quello promosso dal Centro Studi Autonomistici, animato da pietrino Soddu, che lascia il segno non solo nell'attualità del dibattito politico, ma nella storia della cultura politica sarda. L'occasione è data dall'anniversario della morte di Paolo Dettori, il tema conduttore: esiste ancora la Questione Sarda?

Presentato e concluso dallo stesso Soddu, ll convegno, nella splendida sala della Provincia, coordinato da Manlio Brigaglia, si è sviluppato sul filo delle relazioni di Giulio Angioni , la mattina, e di Guido Melis il pomeriggio. Interventi, tra gli altri, di Renato Soru, Francesco Pigliaru, Francesco Soddu, Giovanni Columbu, Franziscu Sedda, Bustianu Cumpostu, Giacomo Mameli, Anna Sanna, Giorgio Maciotta, Pietro Pinna. Contributi dal Sindaco di Sassari e da un emozionatissimo e applaudito nuovo Sindaco di Nuoro Andrea Soddu.

Questo la sintesi del mio intervento: "Esiste la questione sarda, oggi ? mi pare una domanda, detta così, di ispirazione metafisica; come chiedere: esiste l'anima? Il punto è, se, come è accaduto nella storia dei sardi, la Questione è connessa con un suo fondamento strutturale e strutturato e persegue un obiettivo individuato e condiviso. Sapiens nihil adfirmata quod non probet !! Quando la Questione Sarda si è resa fattuale, parlo degli ultimi decenni, è perché aveva radici ed era funzionale ad obiettivi politici di cambiamento. E soprattutto non era altro o solo ricerca teorica, rispetto al ceto dirigente regionale.

Sottolineo due momenti; il primo lo riferisco ad un episodio che mi appare surreale ma che apre una stagione importante della nostra Storia. A fine anni '50 la Giunta regionale, presidente Corrias, assessore alla rinascita Deriu, incarica Fiorenzo Serra per la realizzazione di un docufilm dedicato, nelle intenzioni del Governo isolano, alla rappresentazione della realtà Sarda di quegli anni, dando spazio comunque alla innovazione portata dalla classe dirigente, nella stagione immediatamente successiva alla seconda guerra. Mi sono documentato rispetto a ciò che successe: scrivono alcuni cronisti che durante la prima proiezione dell'"Ultimo Pugno di terra", questo il titolo, la Giunta, riunita in una saletta di viale Trento, sobbalzò sulle sedie, respinse la trama del Film perché " disfattista e non attenta ai cambiamenti già in atto". Su questa ricostruzione che non è mia, ma avevo fatto propria, ho ricevuto la "mano pesante" di Pietrino Soddu, protagonista di quella fase del governo regionale, che denuncia la " inconsistente e falsa favola isolana" perché Egli, da successivo Assessore alla rinascita, non solo ridà l'incarico a Serra, ma condivide e si riconosce nella impostazione originaria del film. Mi scrive e mi dice Soddu di essere, come sindaco e dirigente politico di un partito popolare come la DC, concorde con la trama del Serra, anche perché in quella trama, in quel fondamento, in quelle basi si può ancorare saldamente la battaglia per la rinascita e per l'attuazione dell'art. 13 dello Statuto. In quella Sardegna squarciata dalle cinque clips del film, seppure intrise di arte e suggestioni profonde: Pastori quasi preistoria, Cabras, schiavismo e feudalesimo, Carbonia e inurbamento forzato, le radici dell'arcaismo, l'emigrazione biblica; si riconoscono le condizioni del Fondamento della questione sarda; anzi è la stessa questione sarda. Uno dei massimi esponenti della politica regionale riconosce allora, in quella Sardegna così arcaica, così ancora stretta nei lacci dei codici medioevali, la base per costruirne una Questione Nazionale, scuotere le coscienze dei sardi e coinvolgerli in una battaglia per rendere aggiuntivi gli interventi del Piano di Rinascita.

Un secondo momento che mi preme sottolineare è quando dieci anni dopo, inizi anni '70, si solleva l'asticella e il fondamento della nuova Questione affondale radici nel banditismo come fenomeno endemico e diffuso dell'interno dell'Isola. Obiettivo Industria, da sud al nord, passando per la media valle del Tirso. Le conclusioni della Commissione Medici, con Pirastu, Corrias, Deriu, Milia, Pazzaglia, Marracini, punte affilate delle classi politiche sarde, va giù pesante: "La criminalità caratteristica della Sardegna è propria del mondo pastorale, che trova nella Barbagia il suo centro. Essa ha una storia millenaria, strettamente collegata alle condizioni di vita, ai costumi e alle tradizioni delle popolazioni barbaricine, al loro culto delle libertà primigenie ed al loro codice di vita, consacrato dal tempo e spesso contrastante con l'ordinamento giuridico dello Stato moderno". O ancora "Chi percorre queste zone della Sardegna rimane colpito dal carattere di una realtà ambientale che si è tentati di definire indomabile. Siamo di fronte a un mondo naturale che ancor oggi, per almeno metà del territorio, non può esser reso domestico. In questo ambiente agro-pastorale di montagna, vive una popolazione ferrigna: soltanto gente di ferro può reggere a un simile ambiente e amare la vita del pastore nomade". Insomma la grande industria come risposta forte e decisiva alla Nuova Questione Sarda costruita su basi e su analisi che oggi paiono, sul piano della crudezza deterministica, anche culturalmente inquietanti.

Veniamo all'oggi; possiamo, in questa fase storica, definire una base riconosciuta, omogenea, su cui poggiare la Nuova Questione Sarda per declinarne nuovi obiettivi? Beh, no. Davanti abbiamo Frammenti sfilacciati di Sardegna, un puzzle disorganico e disarmonico, certo, non per questo negativo; anzi può costituire l'ossatura del vero cambiamento. Qui c'è globalizzazione, aziende che espongono nei magazzini Harrods, delocalizzazione alla rovescia, il Qatar che investe e occupa parti di Sardegna, Arbatax che con le sue aziende si connette con Iraq; sotto i nostri occhi scorre inesorabile la questione Immigrazione dai paesi del nord Africa; nelle campagne si è affermato una sorta di neoruralismo determinato dai programmi comunitari LEADER dell'ultimo ventennio. La Rete ha cambiato radicalmente la comunicazione: i social, i master, le LIM in ogni prima elementare; le multinazionali del commercio hanno sconvolto l'asse urbano delle nostre città; nuova consapevolezza ambientale; non si ha timore di parlare di Parchi; i luoghi delle apocalissi devastanti per produrre, in 50 anni, carbone per mezza Europa, sono oggi una risorsa collettiva. Quindi forse occorre che, non presentandosi in forme omogenee ed oggettive, venga prima prodotto, collegandone i diversi fili, il fondamento stesso di una Questione Sarda in quest'inizio secolo.

Ma chi? Quale soggetto che possa animare questa rivoluzione? Non la politica; quando va bene, insegue. Non la Regione come Istituto, chiamato un tempo autonomistico; anche quella Sarda è, nell' immaginario, più nel mirino delle operazioni della spending review, con ritardi legislativi epocali: i poteri della Giunta e l'organizzazione della spesa è ancora dentro i commi della legge 1/77, il neolitico recente ! Può la cultura riannodare i fili e produrre le basi, con intelligente omogeneità, di una nuova Questione? forse. Come qui, come in altri luoghi di Sardegna. Perché risuona il nome di Paolo Dettori o di Carrus O di Lussu... insomma l'azione viene dopo, è conseguente; prima occorre produrre pensiero".

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