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Natale 1962: inizia l’industrializzazione nel Nord della Sardegna

La produzione chimica mondiale negli anni 50 cresceva a tassi del 10% annui e si ipotizzava che nel 70 potesse arrivare a fatturare, secondo attendibili stime di istituti mondiali, 170 miliardi di dollari, ovvero 106.000 miliardi di lire, una cifra pari al reddito lordo della Repubblica Federale Tedesca e al doppio di quello dello stato italiano.

In un contesto avanzato di crescita economica in Italia nel settore industriale, la cosa non poteva sfuggire al nostro governo che poteva contare su un colosso come Montecatini, poi diventata Montedison, sull'espansione dell'ENI e su altre aziende medie come punti di riferimento. Tuttavia, racconta Cefis, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera prima che morisse e, pubblicata postuma, "in Italia non eravamo pronti a affrontare una simile sfida, seppur il governo fosse deciso ugualmente ad affrontarla". Si deve al decisionismo dei governi di allora se il fatturato della chimica italiana, fibre escluse, tra il 50 e il 70, quadruplicò arrivando a oltre 4000 miliardi di lire, di cui il 55% da chimica primaria e additivi (chemicals) e il 45% da quella secondaria. Nel 1970 la chimica italiana grazie agli investimenti pubblici e spesso alla collaborazione tecnica con multinazionali USA, divenne la settima nel mondo e la quinta in Europa, con crescite medie annue del 12%.
In questa premessa si inserisce l'industrializzazione di tutto il sud Italia e in Sardegna con insediamenti industriali petrolchimici nati dalla seconda metà degli anni 50 in poi.

Lo scopo del governo attraverso gli investimenti in chimica primaria era tra l'altro anche quello di incentivare al sud la formazione di una imprenditoria di piccole e medie aziende come nel nord era successo nel settore metalmeccanico e tessile, grazie ai semilavorati della chimica primaria da trasformare in prodotti di consumo con investimenti di piccola entità, cosa che purtroppo non si è verificata.

La Sardegna non sfugge a questa logica e ancor prima della approvazione del piano di Rinascita nel Giugno 1962, si agirà in questa ottica sfruttando gli incentivi previsti da alcune leggi per l'industrializzazione del 1957. Nasce così nell'isola la raffineria di petrolio della SARAS di Moratti, la Rumianca del conte Gualino, mentre la SIR dell'ing Nino Rovelli nel 1959 inizia ad insediarsi a Porto Torres con le Officine Porto Torres ('OPT), azienda metalmeccanica di ingegneria, manutenzione, progettazione ed avviamento impianti, nelle cui officine e uffici tecnici nasceranno tra il 1960 e il 1978 gran parte degli impianti che costituiranno uno dei complessi petrolchimici integrati più grandi d'Europa.

Nel 1953 il gruppo SIR (Società Italiana Resine) aveva stabilimenti a Solbiate per resine, petrolchimica e metalmeccanica, a Macherio per resine a Paderno Dugano per alchilbenzene lineare e additivi e altri impianti a Luino e Codogno, oltre ad un centro ricerche con impianti pilota a Sesto San Giovanni; nello stesso 53 viene poi acquistata la Brill con stabilimenti a Novate Milanese.

Le produzioni della SIR erano innovative e di primissimo livello, come esempio l'Alchilbenzene l
ineare, materia prima per la produzione dei detersivi, destinata a soppiantare le altre materie prime che si utilizzavano, perché molto meno inquinante. Identica cosa si potrebbe dire per le resine termoplastiche prodotte in continuo, dove la SIR fu la prima in Italia ad applicare questa tecnologia e intuirne il futuro sviluppo sui mercati. Prima di approdare a Porto Torres, l'intero gruppo SIR ha un valore complessivo di 20 miliardi, un fatturato annuo di 15 miliardi, 500 dipendenti e possibilità di nuovi investimenti per 500 milioni di lire. Nel complesso il gruppo SIR si poteva una media azienda che grazie alle produzioni innovative aveva buone prospettive future. Nel 1970, grazie ai grandi investimenti fatti a Porto Torres, Il fatturato del gruppo SIR passa a 176,9 miliardi lire, quasi un record se si considera il breve tempo in cui è stato raggiunto. Nel 1972, quando gli stipendi venivano pagati per contanti, a Porto Torres, ogni mese, per 14 mensilità, venivano imbustati tra 175 e 180 milioni di lire per le sole aziende chimiche, esclusi quindi gli stipendi dei 2000 dipendenti OPT con contratto metalmeccanico, a cui bisogna aggiungere quello di 3000 dipendenti di imprese. Il numero massimo di dipendenti delle aziende chimiche raggiunto nello stabilimento fu di 9600, sempre escludendo i metalmeccanici dell'OPT, poi diventata nella metà degli anni 70 Euteco.
La Sardegna degli anni 50 sul piano della formazione e dell'istruzione tecnica si poteva definire arretrata o quasi. A Cagliari esisteva l'unica facoltà di chimica della Sardegna e una facoltà di ingegneria, finalizzata soprattutto a laureare ingegneri civili e in parte ingegneri minerari, non esisteva esempio alcuna specializzazione per ingegneri diciamo industriali. Ancora più scarsa era poi la presenza di ITI e scuole professionali, tanto che fino al 1961, anno di nascita dell' ITI a Sassari, l'unico istituto tecnico industriale dell'isola era a Cagliari. Lo stesso istituto nautico nasce a Porto Torres nel 1958. A livello operaio forse la situazione era leggermente migliore in parte per i tanti che imparavano mestieri artigiani come fabbri e meccanici, in parte perché molti ragazzi frequentavano le scuole medie di avviamento industriale che forniva conoscenze tecniche teoriche e pratiche, a Sassari poi a fine anni 50 erano approdati Sassari i missionari di San Camillo che tra le altre cose, organizzavano corsi di formazione professionale. In un contesto simile reclutare personale con competenze specifiche non era semplice, a questo si aggiungeva anche una certa diffidenza verso le industrie. La SIR fece inserzioni sui giornali nazionali e locali, invogliò il passa parola tra i dipendenti stessi e azioni di convincimento nei paesi dell'isola con tanto di megafono nelle giornate dei mercatini per contrastare la diffidenza. I tecnici e i diversi dirigenti con anni di esperienza, venivano invece assunti da aziende concorrenti in tutta Italia con buoni incentivi economici. Nel contesto della politica di assunzioni un occhi di riguardo fu dedicato agli emigrati sia per quelli dipendenti di aziende italiane che per quelli occupati in aziende del centro Europa.

La SIR con le sue Officine Porto Torres (OPT) approda a Porto Torres nel 1960 con progetti ambiziosi, fin dal suo insediamento assunse molto personale specializzato e non, nei suoi capannoni si lavorava 24 ore su 24, festivi compresi. In quelle officine tra il 1960 e la prima parte del 62 nacquero le apparecchiature e non solo, necessarie per montare ed avviare le caldaie della prima centrale termica e quelle del primo impianto per la produzione di Fenolo ed Acetone. A detta dei tecnici e del personale che in quei lontani anni vi lavorarono fu una orgogliosa sfida per il rispetto dei tempi imposti, vinta grazie ad un gran gioco di squadra tra varie specializzazioni e tra tutte le maestranze, fossero essi dirigenti, tecnici e operai, continentali e isolani.

L'impianto Fenolo di Porto Torres nacque come joint venture, costituita nel 61, tra la Sarda Industrie Resine, nome con cui inizialmente ha operato la SIR dell'ing Rovelli in Sardegna e la Gulf Oil, multinazionale USA. A Dicembre del 1962 l'impianto era costruito e montato, pronto per essere avviato ed entrare in produzione, cosa che avvenne in un freddissimo martedì 25, giorno di natale. L'operazione fu un grande successo, identico successo si era ottenuto due giorni prima con l'accensione della prima caldaia Mariotti della nuovissima centrale termica; tutte le paure e i timori iniziali erano stati fugati, nessun intoppo si era manifestato.

A dirigere lo stabilimento fin dai suoi albori fu il dottor Luigi Ciabatti, di Carloforte, laureato in chimica, proveniente dagli stabilimenti lombardi, con precedente esperienza lavorativa nell'AGIP Nucleare. Il dr. Ciabatti era gran signore dotato di grande umanità e autorevolezza per il suo modo pacato e riflessivo nell'affrontare i problemi, oltre che persona di grande professionalità e competenze manageriali. Diresse lo stabilimento per 24 anni, godendo della stima di tutte le maestranze di ogni ordine e grado; stima e autorevolezza riconosciuta dalla stessa ENI quando nel 1982 subentrò nella gestione dello stabilimento alla Sir e lo mantenne nello stesso incarico.
Il primo capo impianto del Fenolo fu il dottor Giovanni Pinna di Thiesi, laureato anch'esso in chimica, dipendente da alcuni anni nello stabilimento di Solbiate Olona. I primi capi turno generali furono Giorgio Rossati (un lombardo da anni dipendente della stessa azienda), Giancarlo Pisu di San Gavino Monreale e Salvatore Cherosu di Porto Torres. I capi turno del reparto ossidazione furono, Baghino e Leone di Carloforte (il primo ex terzino della gloriosa Carbosulcis in serie C), Cozzolino e Cau di Porto Torres. Capi turno del frazionamento Giovanni Ruggiu, Franco Baghino e Salvatore Montesu.

Il primo bruciatore della centrale termica fu acceso dal portotorrese Armando Sabino, alle ore 11 del 23 Dicembre del 62, immettendo vapore in rete il giorno dopo, dando così via alle primissime operazioni per l'avviamento del Fenolo. L'ora e la data dell'accensione del primo bruciatore dello stabilimento fu scritto dallo stesso Sabino con vernice indelebile sul frontale della caldaia Mariotti e rimase come cimelio fino alla demolizione negli anni 80. Il primo capo della centrale termica fu il genovese Luigi Sutto e i capi turno, tutti diplomati al nautico di Carloforte, furono Cesare Damele, Claudio Mereu, Salvatore Melis e Andrea Pomata. Quell'impianto di Fenolo fu vero gioiello di ingegneria e genialità tecnologica sia sul piano produttivo che su quello dei costi di gestione, sicuramente uno dei migliori tra i tanti che nacquero all'interno del petrolchimico di Porto Torres. La joint venture tra la Sarda Industrie Resine e la Gulf Oil, nata nel 61 cessò di esistere nel 65 in malo modo, con tanto di ricorso al tribunale civile di Sassari. Fu un processo celebrato alla presenza dei migliori giuristi italiani di diritto societario, il magistrato chiamato a risolvere la contesa fu dottor Salvatore Mannuzzu, diventato poi deputato e scrittore di fama, che sentenziò a favore della Sarda Industria Resine.

Oggi se si esclude l'impianto degli elastomeri e quelli dei servizi ausiliari e dei depositi, tutto è fermo e con scarsissime prospettive future per gli investimenti annunciati in chimica verde che vanno fortemente a rilento e con l'ENI che cerca di smarcarsi sempre più perché nei suoi bilanci non ha più grandi risultati ottenuti fino alla fine degli anni 90, col risultato che in tutta la zone del sassarese vive una bruttissima crisi economica con gli abitanti sono sfiduciati perché non vedono prospettive future ne a breve e nemmeno a lungo termine.

* ex quadro del petrolchimico

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