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La potestà fiscale comunale e regionale come strumento nella lotta allo spopolamento dei piccoli centri

Pubblichiamo un breve report dell'intervento dell'Avvocato Giovanni Mameli, Dottore di ricerca in Diritto tributario, svolto nell'ambito della Masterclass sullo spopolamento dei Paesi delle zone interne "La Primavera dei Paesi".

Il discorso di oggi, orientato alla individuazione di soluzioni destinate a fare della potestà fiscale comunale e regionale uno strumento di lotta allo spopolamento delle aree interne dell'isola, è solo inizialmente improntato esclusivamente sui vincoli. Nell'ambito di questi vincoli, il relatore illustra infatti le specificità degli aiuti di Stato, consentiti nell'interesse comune dell'Unione europea per assistere o promuovere le zone svantaggiate, le piccole e medie imprese, la ricerca e lo sviluppo, la protezione dell'ambiente, la formazione, l'occupazione o la cultura. Gli aiuti fino a 200.000 euro per impresa nell'arco di un triennio non sono considerati aiuti di Stato, perché non sono in grado di incidere sugli scambi tra Stati membri. Ma per raggirare le criticità connesse ad una tale impostazione discorsiva è necessario riflettere altresì sulle opportunità endogene delle amministrazioni comunali, funzionali a fronteggiare il fenomeno strutturale dello spopolamento.

Occorre, sostiene il relatore, disporre di dati definiti sul tema della fiscalità in Sardegna seppure le attuali modalità di pubblicazione degli atti amministrativi nei siti istituzionali degli Enti locali non siano funzionali rispetto a questo obiettivo, in quanto presenti in un formato tale da rendere difficoltosa la loro disamina da parte degli studiosi del settore. Tuttavia occorre evidenziare come, nell'ambito dei tributi comunali, sia importante individuare le potenzialità di alcuni tributi comunali per trovare risposte al fenomeno dello spopolamento, primo fra tutti la Tarsu. Tale tributo si configura come uno degli strumenti privilegiati per innescare atteggiamenti virtuosi da parte dei cittadini nell'ambito dello sviluppo economico del tessuto locale, così da incidere sulla qualità del popolamento. Tra le soluzioni possibili, gli amministratori locali potrebbero infatti prevedere degli sgravi sulla Tarsu per incentivare la costituzione di cooperative, consorzi di cooperative o, ancora, società partecipate pubbliche, interessate a produrre sviluppo nel settore della green economy.

Questa è una strada possibile, sostiene sempre il relatore, seppure allo stato attuale persista a livello regionale e nazionale alcune lacune procedurali nonché una precarietà di finanziamenti ad hoc per incentivare la costituzione di dette forme associative. Anche il baratto amministrativo potrebbe rappresentare una forma di supporto che l'amministratore locale può attivare in favore delle fasce più vulnerabili della popolazione, al fine di scongiurare non solo lo svuotamento dei servizi ma lo stesso svuotamento delle piccole comunità. Resta il fatto che, nonostante l'entusiasmo operativo delle definizioni di soluzioni possibili al problema dello spopolamento, i vincoli con cui i sindaci si scontrano quotidianamente, esistono e persistono. Tra questi, primo fra tutti, è stato il patto di stabilità, poi il pareggio di bilancio che richiede di conseguire un saldo non negativo calcolato in termini di competenza fra le entrate finali e le spese finali e, ancora, la legge sul bilancio armonizzato. E quando tale traguardo amministrativo non si consegue ne deriva, per l'amministratore comunale, la difficoltà nel riuscire a soddisfare le aspettative dei cittadini. In questa direzione, lo spopolamento non funge solo da catalizzatore dello svuotamento di servizi nei piccoli centri ma anche dello stesso svuotamento dei territori, con un conseguente impoverimento delle casse comunali. Il trasferimento dei sardi verso la penisola, molto spesso per la ricerca di un'occupazione stabile, determina infatti il mancato versamento delle quote dovute per l'addizionale comunale Irpef.

I riflessi di un tale andamento sono anche l'espressione dell'indebolimento degli stessi poteri di programmazione da parte degli amministratori locali che, anche attraverso quegli oneri, pianificano i servizi collettivi e la gestione dei beni pubblici. È pur vero che in Sardegna si contraddistinguono Comuni virtuosi che, come quello di Ollolai, promuovono l'acquisto di case a un euro ma per fronteggiare il problema dello spopolamento occorre costruire soluzioni di sistema, interventi che siano cioè replicabili in tutta l'isola, pur tenendo ferme le specificità di ciascuna area territoriale. Importante è altresì la riflessione che accomuna il bisogno di sviluppo locale e la piena attuazione delle zone franche urbane. Si tratta di un concetto che nasce in Francia nell'obiettivo di favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico ed occupazionale. La Sardegna e l'Italia potrebbero fare da apripista per la proposizione alla approvazione della Commissione Ue del diverso modello delle "Zone Franche Rurali."

L'istituzione della Zona franca cosiddetta "integrale" in Sardegna, invece, non sembra essere, secondo il relatore, una soluzione percorribile in termini di normativa tributaria interna e – soprattutto – di normativa europea e le modalità con cui alcuni sindaci hanno tentato di attivarla, non sono destinate al successo.. Molto probabilmente sarebbe invece positivo riuscire a far decollare inizialmente la zona franca portuale di Cagliari e poi tutte le altre, in quanto interventi regolamentati da disposizioni nazionali e regionali, potenzialmente capaci ove ben sfruttate e pianificate, di fare da catalizzatore a uno sviluppo economico e, contestualmente, di attivare nuova forza lavoro.

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