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A Cagliari si parla di zone interne e di paesi

È il 9 febbraio 2019, una giornata invernale in cui la centralissima via Roma del capoluogo cagliaritano è illuminata da un timido ma incisivo sole capace di evocare il bisogno di rinascita della dimensione local delle zone interne dell'isola, questione al centro del libro intitolato la "Primavera dei Paesi" presentato oggi a Cagliari.

Un'espressione ripresa dall'omonimo titolo del saggio vincitore del primo premio che, l'Associazione Nino Carrus, ha generosamente bandito nel 2017 per raccogliere idee progettuali sul fenomeno strutturale dello spopolamento in Sardegna.

La seduta odierna è presieduta da Rosanna Carboni, Vicepresidente del Consiglio direttivo dell'Associazione succitata che, con entusiasmo e leggera maestria, ribadisce la visione proattiva della realtà associativa e l'importanza dello spazio prodigalmente riservato dalla Città ai Paesi per la presentazione del libro.

Paesi che in un giorno di sole come questo sono vestiti a festa: la Città ha offerto loro, come sede del convegno, la sala Search, nel cuore del Palazzo Municipale. Il capoluogo cagliaritano ha accolto le piccole comunità a casa propria. Una scelta diventata emblema della stessa centralità attribuita dagli attori istituzionali locali e regionali al problema dello spopolamento e significativa per la mobilitazione della società civile che oggi costituisce una platea composita. In sala sono presenti esponenti del mondo accademico, delle istituzioni locali, dell'amministrazione regionale, esperti di economia afferenti al terzo settore ma anche operatori sociali e i giovani studiosi che hanno animato la Masterclass intitolata anch'essa la "Primavera dei Paesi" attorno alla quale l'Associazione Nino Carrus ha tentato di stimolare un vivace dibattito intellettuale, quasi una lotta partigiana, per dirla con le parole del Presidente Fausto Mura.

È difficile trovare una risposta univoca al tema/problema dello spopolamento, sostiene Matteo Leccis Cocco-Ortu, rappresentante del collettivo Sardarch, ma è possibile restituire la voce a quelle piccole realtà locali in cui sembra aver preso il sopravvento quel silenzio lacerante di cui lo spopolamento lentamente si nutre. Perché lo spopolamento, come affermato dallo stesso Matteo, non è un problema che affligge solo la nostra odierna società ma ha accompagnato da sempre le fasi cicliche delle comunità. Oggi ha però assunto una dimensione tale da richiedere il risveglio e l'impegno delle coscienze collettive per la progettazione di interventi di carattere itinerante, capaci di toccare da vicino quelle realtà diventate silenziose ma non per questo meno affascinanti sotto il profilo architettonico, economico, sociale. Interventi come il campus Spop tenutosi nel 2018 a Nughedu Santa Vittoria che, approfittando della suggestiva location, ha radunato studenti, amministratori locali e studiosi sensibili al tema della sopravvivenza delle realtà rurali.

Daniela Falconi, Sindaca di Fonni, mette in rilievo la forza strutturale del fenomeno, paragonandola alla forza agita dalle calamità naturali. Se è pur vero «che il terremoto lascia le persone senza case, lo spopolamento lascia le case vuote di persone». E all'immagine di quelle case vuote si unisce un silenzio stridente che si insinua nelle strade delle nostre comunità. Lasciandole senza servizi. Lasciandole senza quella voglia di comunità di baumaniana memoria con cui si crea un riparo sicuro per i cittadini. Lasciandole svuotate di quella fiducia di cui si alimentano quelle relazioni comunitarie che fungono da catalizzatore di capitale umano e sociale per generare benessere collettivo.

L'Associazione ProPositivo, rappresentata in data odierna da Gianluca Atzori, ribadisce come quel silenzio assordante calato oggi sulle comunità debba essere fronteggiato con interventi di animazione locale. In questa direzione procede il Festival della Resilienza, realizzato dalla predetta realtà associativa con l'ausilio di un coro esperto a più voci, nell'intento di mettere a tacere quell'imperante soliloquio caratterizzante lo spopolamento. Il fine associativo è quello di dare spazio e connettere le piccole ma virtuose realtà per rilanciare il futuro in questi luoghi, dove ormai è difficile anche solo immaginarlo, attraverso laboratori di giornalismo, regia, fotografia, scrittura creativa e video-making.

Il rafforzamento operativo dello spirito identitario delle aree interne dell'isola, come ben evidenziato da Barbara Argiolas, Assessore al Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Sardegna, richiede strategie composite di programmazione territoriale capaci di contenere il binomio local/global: un lavoro di ascolto dei territori con il coinvolgimento diretto dei cittadini unito al sapiente utilizzo di strumenti tecnologici per la diffusione di informazioni, saperi, tradizioni ma anche innovazioni economiche e sociali.

Ma quale è il senso di questa rinascita auspicata dalla "Primavera dei Paesi"? E' una nuova stagione di speranza unita alle proposte operative e alle buone prassi illustrate dai tredici giovani studiosi e ricercatori che hanno contribuito alla stesura del libro, osservando le nostre comunità con occhi "diversi". Uno sguardo vigile e attendo che, pur non essendo esclusivamente di taglio metodologico, riesce a enfatizzare le risorse local delle piccole comunità, con originalità ed entusiasmo operativo.

Uno dei possibili obiettivi su cui gli autori concordano all'unisono è quello di rendere competitivo e inclusivo l'aspetto local dei territori apparentemente più fragili, con la pianificazione partecipata di interventi sociali di comunità capaci di diffondere una conoscenza strutturata sull'impiego delle risorse territoriali, puntando sulla formazione dei cittadini, sullo scambio intergenerazionale, sull'impiego delle nuove tecnologie con cui rompere il "muro del silenzio" dello spopolamento.

La presenza in sala di esponenti dell'amministrazione regionale che nel proprio percorso accademico hanno avuto l'onere di conoscere il politico e accademico Nino Carrus ha permesso inoltre di ricordare la sua memoria e come la forza del suo impegno a più livelli abbia acquisito un carattere "generativo" tanto da lasciare in eredità, ai suoi familiari e ai suoi amici più cari, l'idea della condivisione e della partecipazione come impegno civile per restituire il meritato splendore alle piccole ma grandiose comunità. Un'idea che mette le persone al centro della programmazione degli interventi statali.

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