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Voglia di restare | Macomer 29 settembre 2023
- 30 Settembre 2023
- Antonio Piras*
Nel pomeriggio del 29 settembre si è tenuto, a Macomer, un importante convegno, organizzato dall'Associazione Nino Carrus in collaborazione con l'Associazione Riabitare l'Italia. Come ha ricordato Rosanna Carboni, Presidente della Nino Carrus, l'idea di svolgere questo dibattito è nata per analizzare l'indagine pubblicata col volume "Voglia di restare – Indagine sui giovani nell'Italia dei paesi" (Donzelli Editore), curata, tra gli altri, dal Prof. Andrea Membretti dell'Università di Padova.
L'incontro è stato moderato dal giornalista e scrittore Giacomo Mameli, il quale ha osservato come questo tema non riguardi solo la Sardegna ma l'intero Occidente; eppure, nonostante l'importanza della questione, la politica sembra non interessarsene. Mameli ha citato i recenti studi del gruppo Ambrosetti, secondo cui l'ultimo italiano potrebbe nascere nel 2225; in Italia, oggi, i trentenni sono un terzo in meno rispetto ai cinquantenni e i nuovi nati sono un terzo dei trentenni. Tra 25 anni, la Sardegna potrebbe contare 400.000 abitanti in meno.
L'intervento del Prof. Membretti, di cui si dirà in seguito, è stato accompagnato da altri contributi molto interessanti.
Daniela Pisu (dell'Università di Sassari) e Giuseppe Salis (project designer) hanno esposto i risultati di una interessante ricerca – azione (caratterizzata da uno scambio tra ricercatori e popolazioni) avente come fulcro il villaggio di Rebeccu, frazione ormai disabitata di Bonorva. Tale progetto ha consentito lo svolgimento di assemblee comunitarie, di passeggiate di comunità; è stato chiedsto alle persone di scrivere in appositi diari le ragioni per le quali si abbandonano villaggi come Rebeccu.
Gian Luca Atzori, sinologo e giornalista free-lance, ha, invece, raccontato l'esperienza dell'Associazione Propositivo, di cui è Presidente. Essa nasce dall'idea di un gruppo di giovani sardi sparsi nel mondo i quali si sono chiesti: cosa accadrebbe se il tempo che impieghiamo per lamentarci lo utilizzassimo per cercare di risolvere i problemi, portando nelle comunità esperienze affrontate da altre parti? Da qui nasce il Festival della Resilienza, che ha registrato, negli anni, la partecipazione di centinaia di ospiti e artisti e ha portato alla realizzazione di 45 murales. Atzori ha rilevato come nei territori, spesso, non vengano spesi i fondi europei, talvolta per mancanza di idee; in Sardegna non esiste un Assessorato per le politiche giovanili; forse il problema è proprio l'incapacità di progettare un futuro, mentre molti perseverano nel voler riportare in vita un passato che non tornerà più. Secondo Atzori, anche gli enti No Profit possono essere uno strumento per vivere nelle zone interne, specie se si utilizzassero i fondi disponibili (tra cui quelli del PNRR) per realizzare una mobilità interna realmente funzionante.
L'intervento di Ilaria Onida (cooperante internazionale) è stato incentrato sulle impressioni personali di chi affronta un'esperienza importante e duratura (ben 15 anni), in questo caso in Africa, e poi decide di porre le basi per tornare nella propria terra. La Onida ha ricordato come la voglia di tornare sia legata anche alla qualità della vita e alle certezze che la Sardegna è in grado di offrire. Come si fa a vivere in un paese di poche migliaia di abitanti dopo aver girato il mondo? Esiste un tempo per ogni cosa: la Onida ha ricordato come "una madre ti richiama e non ti rifiuta mai"; al momento del rientro, la sfida è quella di affrontare situazioni in cui ci si relaziona anche con chi ha un diverso modo di vedere le cose; l'esperienza pregressa non viene sprecata, perché l'incrocio tra Sardegna e Africa consente, mediante l'organizzazione di varie iniziative, di continuare ad aprirsi.
Il momento cruciale del convegno, prima del dibattito che ne è seguito, è stato l'intervento del Prof. Andrea Membretti, dell'Università di Pavia, tra i fondatori dell'Associazione Riabitare l'Italia, fondata nel 2020. L'obiettivo dell'Associazione è quello di trovare soluzioni per ripopolare zone interne in cui il fenomeno dell'abbandono è più vasto. La ricerca che ha portato alla pubblicazione del volume "Voglia di restare", che ha dato il titolo all'incontro di Macomer, è stata condotta tra il 2020 e il 2021 su giovani di età compresa tra 18 e 39 anni, residenti nelle aree interne del Paese.
L'obiettivo era quello di comprendere la ragione per cui questi giovani sono rimasti a vivere in tali territori. La narrazione dominante è quella per cui chi rimane in questi luoghi è un soggetto marginale, trattandosi di aree marginali: ma dopo aver premesso che tali aree non sono marginali di per sé, bensì sono state marginalizzate (a causa di politiche errate, spesso industriali), Membretti rileva come le caratteristiche di questi giovani smentiscano ampiamente tale fuorviante narrazione dominante: essi, infatti, possiedono una formazione assolutamente non inferiore a quella dei coetanei delle aree urbane, nonostante le maggiori difficoltà per raggiungere il luogo di studio o di lavoro, o altre problematiche.
Non si tratta, quindi, di soggetti "perdenti". In occasione della raccolta dei dati, è stato chiesto a cosa aspirassero: ebbene, il 70 per cento di essi ha dichiarato che vorrebbero rimanere nel proprio paese. Tuttavia, esiste la percezione secondo cui, per avere servizi o condizioni migliori, sarebbero costretti ad andarsene.
Quanto alle motivazioni di chi resta, le ragioni sono essenzialmente tre: la qualità dell'ambiente (aria, paesaggio, lentezza della vita, assenza di smog); relazioni sociali migliori, in un ambiente in cui ci si conosce e si può godere di una fiducia interpersonale diversa; costo della vita nettamente inferiore (casa, spese ridotte, prodotti del terreno).
Secondo Membretti, il vero problema è rappresentato, dunque, dalla qualità dei servizi: si va via perché, sostanzialmente, si è costretti a farlo a causa dell'assenza di opportunità.
* Associazione Paesi al Centro











