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Riflessioni sulla situazione della Sardegna centrale | parte seconda

Pubblichiamo la seconda parte dell'articolo di Ganga. Se ti sei perso la prima parte, puoi leggerla qui
PRECONDIZIONI PER FAVORIRE LA CRESCITA IN SARDEGNA
Alla luce di quanto esaminato, sono spontanee alcune considerazioni rispetto al fatto che poco sarà possibile per far ripartire l'economia territoriale se non si prevederanno, invece, interventi capaci di incidere sulle oramai storiche diseconomie esterne al processo produttivo: trasporti, energia, infrastrutture, telecomunicazioni che hanno portato le grandi realtà multinazionali ad abbandonare il nuorese (penso alla Equipolimers poi rimpiazzata dalla Taylandese Indorama, ma anche la stessa Montefibre) o a delocalizzare come avvenuto recentemente per la Lorica.

Ma si pensi alla questione energetica che ha caratterizzato le recente vertenze di Ottana Energia – Alcoa e Eurallumina o alla situazione sul versante dei costi di traposto delle merci e dei passeggeri. E' impensabile, infatti, che per trasferire una tonnellata di prodotto da Ottana a Genova occorrano 80 €, mentre per trasportare la stessa tonnellata da Singapore a Genova il costo sia di 100 $ (circa 76,51€).

Sono questi i dati forniti dalle imprese che operano nel nuorese e che richiamano scelte importanti ad iniziare dalla necessità di compensare, con misure comunitarie, la diseconomia dell'insularità, così come avvenuto in altre realtà dell'Unione Europea (vedi Madera).

Aspetti confermati recentemente dall'Istituto Tagliacarne, che intervenendo sul nostro Indice di competitività registra che, fatto 100 quello nazionale, il Sardo si ferma a 48,00. Un dato di gran lunga inferiore a quello del Mezzogiorno che risulta pari a 58,45 con punte di 66 (Campania e Puglia). Il dato delle Province è ulteriormente disarmante, visto che Nuoro sul fronte della competitività precipita addirittura a 28,7.

Al di là della durezza dei numeri, quel che preme evidenziare è quanto è successo nel corso di un decennio. Nella ricerca curata dallo stesso Istituto, infatti, nel 2001 la Sardegna era ferma a 58 punti e Nuoro a 39 (oltre 10 punti in più rispetto ad oggi).

Per recuperare tale situazione, solo recentemente sono stati sbloccati, 1,5 Mld di € dei fondi FAS, finalizzati ad alleggerire il gravoso divario. Peccato che nessun investimento sia stato finalizzato al Nuorese e alla Sardegna centrale più in generale, nonostante gli accordi degli ultimi anni, non ultimo il "patto per il territorio" sottoscritto il 16 marzo 2010 e finalizzato ad alleviare il disagio delle nostre aziende e che, a due anni dalla stipula, attende di essere onorato sia dalla Regione che dal Governo.
Insomma, la condizione generale del nuorese tende a peggiorare nonostante le denunce di questi anni, gli Scioperi e, soprattutto le risorse dei POR 94/00 – 00/06 – 07/13, messe in campo dall'Unione Europea.

Un'affermazione che trova conferma dal dato sulle esportazioni territoriali che fra il 2009 e il 2011 sono scese del 44%, riportando la nostra Provincia a un rapporto con le aree maggiormente sviluppate simile a trent'anni fa.

Una situazione, quella sopra evidenziata, che la dice tutta sulla necessità di promuovere adeguate politiche capaci di compensare le criticità di un sistema produttivo che dovrà recuperare su più fronti quali:
- la mancata modernizzazione dei modelli organizzativi;
- la difficoltà a sviluppare innovazioni di prodotto e aggressione di nuovi mercati;
- la bassa propensione degli imprenditori delle zone interne a cooperare;
- il numero delle imprese insufficiente per generare tessuto un industriale.

EFFICIENTAMENTO DELLA SPESA E POLITICHE DI BILANCIO PER FAVORIRE LO SVILUPPO E IL LAVORO
Ma il rilancio di un disegno produttivo dell'Isola non potrà essere attuato senza aver messo mano al processo di efficientamento della spesa. Il finanziamento dello sviluppo e delle politiche occupazionali necessita, infatti, di affidamenti certi.

In Sardegna, se da una parte c'è la difficoltà di incamerare il dovuto dallo Stato, esiste la difficoltà di funzionamento dei centri di spesa, solo in parte condizionati dal patto di stabilità interno che, peraltro, se non rinegoziato con lo Stato, continuerà a costituire l'elemento distorcente della spesa e la principale causa dell'accumulo di residui passivi.

Come è gravissimo che nella Sardegna delle 1.770 imprese in crisi (di cui poco meno del 20% sono della nostra Provincia) si sia speso poco meno del 40% dei 4,5 miliardi di € messi a disposizione dall'Unione Europea per il sessennio 2007/2013.

Sul corretto utilizzo dei fondi UE dobbiamo insistere maggiormente, anche perché il bilancio regionale ordinario (anno 2012) ammonta a 8,9 Mld/€ ed è caratterizzato prevalentemente da spese correnti (54% Sanità) con poco meno di 300 Mil/€ da destinare ad eventuali azioni di sistema.

LA BUROCRAZIA REGIONALE BLOCCA LO SVILUPPO DELL'ISOLA
Un quadro, questo, oltremodo desolante che evidenzia come alle debolezze appena citate, si aggiunge un problema serissimo che attiene alla burocrazia dell'Amministrazione Regionale che, senza i dovuti correttivi, non sarà capace di accompagnare l'uscita dalla crisi dell'Isola e men che meno sostenere le esigenze delle imprese e dei lavoratori.
Insomma è opinione di tutti che la Regione Sarda sia da ascrivere ai fattori che limitano la competitività delle imprese al pari dei nodi storici allo sviluppo.

LA SFIDA PER IL FUTURO
Ma nella consapevolezza che non possiamo passare tutta la vita a presidiare e a rivendicare, è compito del territorio, delle sue Istituzioni e per quanto mi riguarda del sociale organizzato, compiere uno sforzo di immaginazione e di progetto per disegnare una prospettiva per questa Provincia. Un nuovo grande orizzonte verso cui dirigere il mutamento, provando a tracciare alcune possibili direttrici di marcia utili per affrontare questa crisi.
1 – la prima potremmo sintetizzarla con la frase "ridistribuire per ridurre gli svantaggi", e ciò per consentire al sistema di ripartire non marginalizzando nessuno, in particolare i più deboli.
2 – la seconda direttrice presupporrebbe, invece, il "passaggio dalla quantità alla qualità". Questo perché la produzione di massa, quella delle commodities, quella dei prodotti maturi, dimostra di incontrare una domanda oramai satura. In tal senso l'esperienza dell'accordo di Programma su Tossilo, oggi in fase di allargamento alle aree di Ottana, Prato Sardo e Siniscola, che vede quali punti di forza la valorizzazione dei progetti di filiera e la valorizzazione del capitale umano, potrebbe essere un valido strumento su cui lavorare.
3 – La terza direttrice potrebbe essere allora proprio "lavorare per una riconversione epocale". Una riconversione che parta dal rilancio della questione industriale che trovi la sua essenza nell'innovazione tecnologica e nello sviluppo delle filiere produttive, nella costruzione di reti di collaborazione fra imprese, superando l'attuale tendenza a privilegiare una economia del breve e del brevissimo termine.

Diventano importanti poi, nella produzione, la promozione di nuove regole fiscali che orientino in senso sostenibile le scelte dei consumatori (la pressione fiscale di un prodotto del territorio deve essere necessariamente inferiore a quella di un prodotto simile proveniente sul banco del supermercato da un Paese lontano).
Come non ci sfugge cosa stia rappresentando, per taluni imprenditori di questo territorio l'aver ripensato in chiave moderna l'esperienza professionale dei padri o comunque quei mestieri antichi da reinterpretare e da sostenere maggiormente con l'apprendistato professionalizzante.

C'è poi tutto il filone relativo all'agroalimentare che deve essere favorita con politiche a sostegno dei piccoli coltivatori, quelli che garantiscono il presidio del territorio e contengono lo spopolamento, rafforzando la capacità di sfruttare la biodiversità, le nostre risorse ambientali. Ma pensiamo anche alla riqualificazione, anche paesaggistica, delle nostre campagne legata a quel grosso business che oggi viene definito con il termine di "mobilità ecologica", che sposta importanti quote di turisti nelle aree interne d'Italia. I turisti vanno nel Chiantishire perché è ospitale, bello, curato. Non si può dire lo stesso rispetto alla cura del nostro agro che, per questo, va risanato e riqualificato.

E che dire della cultura? Dei nostri centri storici, delle dimore storiche, delle chiese, del patrimonio archeologico, dei musei, delle centinaia di biblioteche ed archivi etc. Siamo sicuri che da una loro adeguata valorizzazione caveremmo fuori solo pochi spiccioli?
4 – La quarta linea d'indirizzo potrebbe essere sintetizzata nel titolo "Progredire senza necessariamente crescere".
Questo è uno degli aspetti più critici da accettare. Per questo occorrono nuovi criteri di misurazione del progresso, da non affidare solo al Pil.
Come si dovrà limitare l'uso indiscriminato delle risorse naturali non riproducibili, si dovranno valorizzare maggiormente le professioni legate all'ambiente e si dovrà sostenere la produzione di beni durevoli e di nuovo riparabili, ma bisognerà anche sostenere maggiormente le produzioni ad elevata qualità ambientale su cui improntare nuovi progetti di sviluppo economico.
5 – La quinta direttrice dovrà tener conto dell'aumentare delle esigenze primarie delle nostre Comunità, caratterizzate da una popolazione sempre più anziana e che, fermo restando l'attuale distrettualizzazione del sistema sanitario territoriale (in discussione proprio mentre redigo questa riflessione), non potranno non vedere supportata una rinnovata "scommessa sull'impresa sociale" che per noi significa fare impresa in modo responsabile per un'economia più solida.
6 – Sulla questione energetica che riprendo, poi, e sulla necessità di metanizzare l'Isola non va abbassata la guardia. In essa è iscritta la possibilità di recuperare il divario con il resto del Paese e quindi di traguardare il sogno del rilancio del sistema produttivo territoriale al passo con le altre aree più sviluppate oltre che di realizzare come sottoscritto con Governo e Regione nella trattativa dello scorso 4 ottobre 2012 l'idea di un nuovo polo energetico per l'Isola.

CONCLUSIONI
A conclusione di questo lungo intervento mi piace pensare che anche da un'Associazione come la nostra e da un territorio come il nuorese si possa dare un contributo utile a stimolare una nuova fase di sviluppo di qualità che parta dalle aree in maggior sofferenza come la nostra.

Uno sviluppo moderno, e quindi ambientalmente e socialmente sostenibile per provare a lenire gli effetti di quest'epoca dalle "passioni tristi".

Eguaglianza dei diritti e primo fra tutti il lavoro, rilancio della questione produttiva ed in particolare della questione industriale, costruzione di una rete concreta di solidarietà per i più anziani, tutela della salute, diritto alla formazione, pieno riconoscimento del pluralismo e delle diversità, diritto ad un sistema di servizi pubblici radicati sul territorio: sono questi i temi su cui continuare a lavorare sul territorio cercando le giuste alleanze.

* Segretario Generale della Cisl Nuorese

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